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Storia e psicologia del potere

Quando l’Europa aveva paura

Gli ebrei sotto Carlo IV tra la Bolla d'Oro, la peste e la ricerca del capro espiatorio

di Paolo Miki D'Agostini
sabato 8 Agosto 2026 · 15:21 · 10 min di lettura
Quando l’Europa aveva paura
un articolo di Gilberto Di Benedetto – psicologo

Nel XIV secolo Carlo IV costruisce una nuova architettura politica dell’Impero. Ma mentre il sovrano cerca di dare ordine al potere, l’Europa viene sconvolta dalla peste, dalla crisi economica e dalla paura. Gli ebrei, minoranza protetta ma priva di una moderna uguaglianza giuridica, diventano in molte regioni il bersaglio di un meccanismo collettivo nel quale religione, economia, politica e psicologia della paura si incontrano.

Immaginiamo una strada di Praga intorno alla metà del Trecento. Le botteghe sono aperte, i mercanti trattano, gli artigiani lavorano, le famiglie vivono secondo ritmi che sembrano immutabili. Poco distante si trova la comunità ebraica, con le sue case, la sinagoga, le proprie istituzioni, i propri riti. Gli ebrei non sono estranei alla vita della città: partecipano all’economia urbana, al commercio e al credito e occupano un posto riconoscibile nella società della Boemia. Le fonti sulla storia degli ebrei di Boemia e Moravia mostrano quanto fosse articolata la loro presenza prima ancora dell’ascesa di Carlo IV.

Poi arriva la peste

La peste non è soltanto una malattia. È una frattura psicologica. Muore il vicino, muore un familiare, scompare una bottega, si interrompono i commerci. Il mondo conosciuto sembra improvvisamente privo di spiegazioni. La medicina medievale non possiede gli strumenti per comprendere l’origine e la trasmissione di una pandemia di proporzioni mai viste.

E quando una società non riesce a spiegare una tragedia, può cercare qualcuno a cui attribuirla

Tra il 1348 e il 1351 si sviluppa in molte regioni europee una terribile ondata di persecuzioni contro gli ebrei. Le accuse di avvelenamento dei pozzi e delle acque sono documentate nelle fonti e la ricerca storica ha mostrato come la violenza non possa essere spiegata con una sola causa. Paura della peste, conflitti sociali, interessi economici e dinamiche politiche locali si sovrapposero in modo diverso da città a città.

Dietro le statistiche ci sono persone

C’è il contadino che ha perso il raccolto. C’è l’artigiano che non trova più clienti. C’è il mercante che vede interrompersi le proprie attività. C’è il debitore che non riesce a pagare. E c’è l’ebreo che, fino al giorno precedente, era un vicino, un commerciante o un prestatore di denaro e che improvvisamente viene trasformato nell’immagine di una colpa collettiva.

È questo il meccanismo più terribile del capro espiatorio: la persona scompare e rimane soltanto l’etichetta del gruppo

Ma la storia richiede prudenza. Non è corretto raccontare il XIV secolo come se esistesse un unico fronte cristiano organizzato contro gli ebrei. La società cristiana era divisa da interessi, gerarchie e conflitti. Anche il mondo ecclesiastico non aveva una posizione uniforme. Vi furono predicatori e ambienti religiosi capaci di alimentare l’ostilità, ma vi furono anche autorità ecclesiastiche che cercarono di difendere gli ebrei e di impedire le violenze.

La ricerca sulla religiosità della Praga di Carlo IV mostra, del resto, un ambiente religioso molto più complesso di quanto suggerisca una lettura semplicemente persecutoria: la cultura religiosa della Boemia trecentesca era articolata e fortemente plasmata dalle istituzioni e dalla politica dell’epoca.

Il contadino, però, non legge la politica imperiale

Non conosce le discussioni sulla costituzione dell’Impero. Non sa che Carlo IV sta preparando un documento destinato a cambiare profondamente l’equilibrio politico europeo. Vive in un villaggio, ascolta le voci, frequenta la chiesa, incontra i funzionari del signore locale e cerca una risposta alla domanda più semplice: perché sta succedendo tutto questo?

Una risposta falsa può essere più facile della verità.

E così la paura può trasformarsi in odio.

Carlo IV e l’ordine politico

Carlo IV vive dentro questa contraddizione. È un sovrano che comprende profondamente il valore dell’ordine politico. Nel 1356 promulga la Bolla d’Oro, uno dei testi fondamentali della costituzione politica del Sacro Romano Impero.

La Bolla stabilisce le modalità dell’elezione del re dei Romani e definisce il ruolo dei sette principi elettori. Non è una legge sugli ebrei e non deve essere interpretata come tale. La sua importanza sta nel fatto che organizza il vertice politico dell’Impero e riconosce formalmente un equilibrio di poteri nel quale imperatore, principi ecclesiastici e laici e territori assumono un ruolo determinante.

Carlo IV cerca dunque di trasformare il conflitto in procedura, la competizione in regola, l’incertezza in istituzione.

Ma le regole del potere non sono ancora le regole della dignità umana.

È proprio questa la contraddizione.

Gli ebrei possono essere protetti dal sovrano, ma non sono cittadini nel senso moderno. Possono svolgere attività economiche importanti, ma rimangono una minoranza distinta sul piano religioso e giuridico. Possono ottenere privilegi e garanzie, ma la loro sicurezza dipende fortemente dai rapporti con le autorità.

La protezione medievale non equivale ancora all’uguaglianza.

La ricerca sulla Praga di Carlo IV conferma l’importanza economica degli ebrei, compresi i finanziatori e i rapporti di credito registrati nelle fonti giudiziarie cittadine. Ma proprio il credito rende la comunità esposta a tensioni che, in tempi di crisi, possono trasformarsi in risentimento.

Il creditore può diventare il volto del debito.

Il debito può diventare una questione religiosa.

E la questione religiosa può diventare violenza.

La peste e il capro espiatorio

Tra il 1348 e il 1350 la persecuzione degli ebrei raggiunge livelli drammatici in numerose aree dell’Europa. La storiografia contemporanea ha mostrato che non si trattò semplicemente di una reazione spontanea alla peste. Le motivazioni furono molteplici e spesso locali.

Samuel K. Cohn ha sottolineato la necessità di studiare concretamente chi organizzò le violenze, quali furono le vittime iniziali e quali interessi agirono dietro le persecuzioni, evitando spiegazioni troppo generiche e valide indistintamente per tutta l’Europa.

Questo è un punto fondamentale.

Non esiste una sola storia della persecuzione.

Esistono molte storie locali che si intrecciano nella grande crisi europea.

In alcuni luoghi intervennero le autorità cittadine; in altri furono gruppi popolari; in altri ancora agirono signori territoriali o soggetti religiosi. In alcune comunità gli ebrei furono protetti e sopravvissero alla crisi; in altre furono massacrati.

La violenza, dunque, non fu inevitabile.

Fu il risultato di decisioni umane.

Ed è forse questa la parte più dolorosa della storia.

Cittadini, contadini e vescovi

La società cristiana del tempo non era una massa indistinta.

Il cittadino viveva nella città, il contadino nella campagna. Il mercante aveva interessi diversi dal piccolo artigiano. Il debitore poteva avere un rapporto diverso con il creditore. Il signore territoriale aveva interessi differenti da quelli del vescovo. Il sovrano aveva bisogno di mantenere l’ordine.

In questa società complessa la religione aveva un peso enorme.

La predicazione poteva contribuire a rafforzare l’identità cristiana e, in determinati contesti, alimentare l’ostilità verso gli ebrei. Ma la storia non autorizza a trasformare tutti i vescovi o tutto il clero in istigatori delle persecuzioni. Esistevano anche tradizioni e interventi di protezione.

La vera domanda storica non è dunque: «Chi fomentò i contadini?»

È piuttosto: come una società terrorizzata può trasformare una crisi collettiva in una guerra contro una minoranza?

Questa domanda porta dalla storia medievale alla psicologia sociale.

Quando la paura aumenta, il bisogno di semplificare cresce. Il mondo diventa più facile da comprendere se esiste un responsabile. La complessità viene sostituita da una spiegazione semplice: qualcuno è colpevole.

È il meccanismo del capro espiatorio.

E l’ebreo diventa, in molte comunità, il bersaglio ideale perché già percepito come religioso e socialmente distinto.

La contraddizione di Carlo IV

La grandezza politica di Carlo IV sta nella sua capacità di costruire istituzioni.

La tragedia del suo tempo sta nel fatto che quelle istituzioni non garantiscono ancora diritti universali.

La Bolla d’Oro dimostra quanto sofisticata fosse diventata la cultura politica dell’Impero. Ma la persecuzione degli ebrei dimostra quanto lontana fosse ancora l’Europa dall’idea moderna secondo cui la dignità della persona viene prima dell’appartenenza religiosa, sociale o etnica.

È una contraddizione che attraversa tutta la storia europea.

L’Europa impara a organizzare il potere prima di imparare a proteggere tutti gli uomini nello stesso modo.

Carlo IV può quindi essere letto come protagonista di un passaggio storico fondamentale: quello da un Impero fondato sulla pluralità dei poteri a un sistema politico sempre più regolato da norme e procedure.

Ma nello stesso momento la società continua a essere governata dalla paura, dalle appartenenze e dalle gerarchie.

È questo che rende la vicenda degli ebrei sotto Carlo IV così importante.

Non è soltanto una storia di persecuzione.

È la storia di una società che cerca ordine mentre è attraversata dal caos.

È la storia di una comunità che può essere economicamente indispensabile e contemporaneamente socialmente vulnerabile.

È la storia di un sovrano che costruisce regole per il vertice dell’Impero mentre, nelle strade e nelle campagne, uomini comuni possono essere trascinati dalla paura.

Ed è soprattutto la storia di un meccanismo psicologico che non appartiene soltanto al Medioevo.

Quando una società viene colpita da una crisi, quando la paura supera la capacità di comprenderla, quando le persone cercano una spiegazione immediata, il rischio è sempre quello di trasformare una minoranza in un bersaglio.

La lezione di Carlo IV è allora più ampia della stessa Bolla d’Oro.

Le istituzioni sono veramente forti non quando stabiliscono soltanto chi deve governare, ma quando impediscono che la paura trasformi un essere umano in un nemico.

Nel XIV secolo l’Europa non aveva ancora raggiunto questo traguardo.

Aveva costruito una costituzione dell’Impero.

Doveva ancora costruire una cultura universale dei diritti.

Gilberto Di Benedetto
Psicologo


Bibliografia scientifica essenziale e di approfondimento

Cohn, Samuel K. Jr., «The Black Death and the Burning of Jews», Past & Present, 196, 2007, pp. 3–36. Studio fondamentale sulla persecuzione degli ebrei durante la peste e sulle motivazioni sociali e politiche delle violenze.

Nirenberg, David, Communities of Violence: Persecution of Minorities in the Middle Ages, Princeton University Press, 1996. Opera fondamentale per comprendere la violenza contro le minoranze medievali come fenomeno sociale e politico, non riducibile alla sola teologia.

Chazan, Robert, The Jews of Medieval Western Christendom, 1000–1500, Cambridge University Press, 2006. Una delle sintesi più autorevoli sulla condizione degli ebrei nell’Europa cristiana medievale.

Horrox, Rosemary (a cura di), The Black Death, Manchester University Press, 1994. Raccolta di fonti e documenti contemporanei alla peste, utile per confrontare la storiografia con le testimonianze medievali.

Voigtländer, Nico; Voth, Hans-Joachim, «Persecution Perpetuated: The Medieval Origins of Anti-Semitic Violence in Nazi Germany», NBER Working Paper 17113, 2011. Studio quantitativo sulla persistenza geografica della violenza antiebraica; utile soprattutto per comprendere la trasmissione di atteggiamenti ostili nel lunghissimo periodo.

Mengel, David C., «Emperor Charles IV (1346–1378) as the Architect of Local Religion in Prague», Austrian History Yearbook, 2010. Importante per comprendere il rapporto fra Carlo IV, religione, istituzioni e società praghese.

Blechová, Lenka; Doležalová, Eva; Musílek, Martin; Zachová, Jana; Polakovič, Daniel; Visi, Tamás (a cura di), Sources to the History of Jews in Bohemia and Moravia in the Middle Ages: From the Beginnings until 1347, Archiv český, vol. 41, Historický ústav / Filosofia, 2015. Raccolta documentaria fondamentale per la storia delle comunità ebraiche boeme e morave prima dell’ascesa di Carlo IV.

Paces, Cynthia, Prague: The Heart of Europe, Oxford University Press, 2025/2026, in particolare il capitolo «The Imperial Capital of Charles IV», pp. 35–62. Utile per contestualizzare la trasformazione di Praga nella capitale imperiale di Carlo IV.

Švihel, Jakub, Židé ve středověké Praze za vlády Karla IV. (Gli ebrei nella Praga medievale sotto il governo di Carlo IV), Univerzita Karlova, 2023. Studio specificamente dedicato alla comunità ebraica praghese durante il regno di Carlo IV, con attenzione alle fonti giudiziarie e al ruolo dei finanziatori ebrei.

The Golden Bull of Charles IV, 1356, testo della Bolla d’Oro, utile come fonte primaria per la struttura costituzionale dell’Impero e per il ruolo dei principi elettori.