Apple porta l’iPhone sopra i duemila euro con il pieghevole Duo
Il primo pieghevole di Cupertino arriva il 23 ottobre. Il nuovo Siri, su cui poggia buona parte della promessa del prodotto, nell'Unione europea non sarà disponibile al lancio
Al primo keynote da amministratore delegato, John Ternus ha mostrato il pieghevole che Apple ha lasciato maturare per anni mentre i concorrenti lo vendevano già. Il prodotto è ambizioso quanto il listino, e porta l’iPhone su un gradino di prezzo che finora nessun modello aveva occupato. Chi lo comprerà in Italia, però, riceverà al lancio un dispositivo incompleto.
Apple ha presentato iPhone Duo, il primo iPhone pieghevole della sua storia. L’annuncio è arrivato il 9 settembre, nel corso del primo keynote condotto da John Ternus dopo il passaggio di consegne con Tim Cook. In Italia i preordini si apriranno alle 14 del 16 ottobre e la disponibilità è fissata per il 23, nella prima ondata insieme ad altri settanta paesi.
Il listino italiano parte da 2.369 euro per il modello da 256 GB, con configurazioni fino a 2 TB, oppure da 98,71 euro al mese per ventiquattro mesi. Negli Stati Uniti il prezzo di partenza è di 1.999 dollari. Anche tenendo conto dell’IVA e del cambio, il gradino europeo resta più alto: è la prima volta che un iPhone si colloca stabilmente sopra la soglia dei duemila euro. Le custodie seguono la stessa logica, con 89 euro per quella in due parti e 149 per la Folio con supporto integrato.
Il prodotto
Il dispositivo si apre a libro su un display interno da 7,6 pollici e si richiude su uno schermo esterno da 5,4. I due pannelli condividono lo stesso formato, così che i contenuti si ridimensionino senza scarti quando il telefono cambia configurazione. Secondo i dati diffusi dall’azienda, da chiuso conserva il novanta per cento della superficie utile di un iPhone 18 Pro; da aperto offre una superficie superiore del cinquanta per cento a quella di un iPhone 18 Pro Max. Ternus lo ha definito «il cambiamento più profondo nella storia di iPhone dal modello originale».
La scocca è in titanio di grado 5 con finitura a specchio. La cerniera, punto debole storico della categoria, è composta da oltre cento componenti e sostiene il centro del pannello per tenerlo piatto una volta aperto. Il display interno è coperto da uno strato nanotexture che riduce i riflessi e attenua la visibilità della piega; la videocamera FaceTime è collocata dietro lo schermo e resta invisibile quando non serve. Apple dichiara certificazione IP68 e, sul frontale, un Ceramic Shield di seconda generazione con resistenza ai graffi triplicata.
Il processore è l’A20 Pro, prodotto a 2 nanometri e già montato sugli iPhone 18 Pro annunciati lo stesso giorno, abbinato a una camera di vapore per la dissipazione del calore: le prestazioni sostenute dichiarate sono superiori del trentacinque per cento rispetto a iPhone 17 Pro. L’alimentazione è affidata a due batterie, una per lato, gestite dal sistema come un’unità sola, con un’autonomia dichiarata fino a trentuno ore di riproduzione video sul display interno e quarantaquattro su quello esterno.
Sul fronte fotografico ci sono un sensore principale Fusion da 48 megapixel con teleobiettivo 2x integrato e un ultra-grandangolo Fusion sempre da 48 megapixel, lo stesso dei modelli Pro. La doppia superficie abilita funzioni che sugli altri iPhone non esistono, come l’anteprima dello scatto mostrata sul display esterno a chi viene fotografato. L’autenticazione passa al Touch ID integrato nel tasto laterale. Il supporto ad Apple Pencil con USB-C è annunciato ma rinviato a fine anno. Il telefono adotta il solo eSIM in tutti i mercati, senza alloggiamento per la SIM fisica.
Su iOS 27 arriva per la prima volta su iPhone la modalità Split View, cioè due applicazioni affiancate sullo stesso schermo. È la funzione che più delle altre chiarisce il posizionamento del prodotto: non un telefono più grande, ma un tentativo di spostare sul telefono parte del lavoro che oggi si fa su tablet.
Il nuovo Siri non arriva in Europa
Il punto più delicato per il compratore italiano non sta nella scheda tecnica ma nelle note in fondo al comunicato.
Apple Intelligence sarà disponibile con iOS 27 a partire dal 14 settembre e comprende l’italiano tra le lingue supportate. Siri AI, la versione riscritta dell’assistente, esce lo stesso giorno ma in versione beta e solo in inglese, con francese, giapponese, coreano, portoghese e spagnolo previsti per ottobre. E, si legge nelle note, inizialmente non sarà disponibile nell’Unione europea su iOS. Non figurano indicazioni di tempi.
Non è una novità assoluta – lo scarto tra disponibilità europea e statunitense delle funzioni di intelligenza artificiale si ripete da due anni – ma su questa fascia di listino pesa diversamente. Chi comprerà iPhone Duo in Italia pagherà un prezzo più alto di quello americano per un dispositivo che, al lancio, farà meno di quello venduto oltreoceano.
C’è poi un secondo elemento che le note segnalano e che vale la pena leggere per tempo. Alcune funzioni di Apple Intelligence che si appoggiano a modelli server-side sono soggette a limiti giornalieri di utilizzo, variabili in base alla funzione, alla complessità della richiesta e al carico di sistema. Apple scrive che in futuro un accesso più esteso sarà disponibile a pagamento. È l’indizio più chiaro che l’intelligenza artificiale sul telefono non resterà una dotazione compresa nel prezzo dell’apparecchio, ma diventerà un abbonamento.
Il contesto
Apple entra nel segmento dei pieghevoli con anni di ritardo sul primo Galaxy Fold e dopo che Samsung, Huawei, Google e Xiaomi hanno attraversato più generazioni di prodotto, comprese quelle finite male. La strategia attendista è coerente con la sua storia: l’azienda raramente apre una categoria, più spesso arriva quando i problemi ingegneristici sono stati risolti da altri e il mercato ha assorbito i costi dell’apprendimento.
Le prove sul campo diranno se cerniera e piega reggono l’uso quotidiano, che è il terreno su cui i pieghevoli si giocano la reputazione. La domanda commerciale, però, è un’altra: quanti utenti italiani accetteranno di spostarsi su un gradino di prezzo che finora nessun iPhone aveva occupato, sapendo di ricevere al lancio un prodotto incompleto rispetto a quello venduto negli Stati Uniti.