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Corte di giustizia dell'Unione europea

Per l’avvocata generale UE il divieto di tatuaggi nei concorsi di polizia discrimina le donne

Nelle conclusioni sulla causa C-320/25 l'incrocio fra il divieto di tatuaggi visibili e l'uniforme di cerimonia con gonna diventa discriminazione diretta fondata sul sesso

di redazione
giovedì 3 Settembre 2026 · 13:53 · 2 min di lettura
Per l’avvocata generale UE il divieto di tatuaggi nei concorsi di polizia discrimina le donne

Una candidata è stata esclusa dal concorso per agente a causa di un piccolo tatuaggio sul polpaccio sinistro. Quel segno risulta visibile soltanto con la divisa da cerimonia femminile, che prevede la gonna. Se fosse stata un uomo, sarebbe passata.

Lussemburgo, 3 settembre. Un fiore tatuato sul polpaccio sinistro è bastato a escludere una candidata dal concorso per agente della polizia italiana. Per l’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea Tamara Ćapeta quell’esclusione è una discriminazione diretta fondata sul sesso, vietata dal diritto dell’Unione. Le conclusioni sulla causa C-320/25 sono state depositate oggi.

Il punto non è il tatuaggio, ma l’incrocio di due regole. La prima dichiara inidoneo chi porti segni visibili con l’uniforme. La seconda impone alle donne la gonna nelle cerimonie ufficiali. Prese una per volta, nessuna delle due nomina il sesso come criterio; combinate, spostano il confine di ciò che conta come visibile. Il polpaccio è coperto dai pantaloni dell’uniforme maschile e scoperto dalla gonna di quella femminile. Se la candidata fosse stata un uomo, osserva Ćapeta, non sarebbe stata esclusa.

Il governo italiano ha difeso la norma sostenendo che serve a garantire la partecipazione alle cerimonie, momenti che veicolano valori tradizionali e rafforzano l’identità del corpo. L’argomento non supera il test del requisito essenziale previsto dalla direttiva 2006/54/CE, perché le cerimonie sono una frazione minima del servizio, le agenti indossano già i pantaloni nell’uniforme operativa e i dirigenti possono comunque autorizzarli caso per caso.

Il rinvio pregiudiziale arriva mentre la giurisprudenza amministrativa italiana va nella direzione opposta. A marzo il Consiglio di Stato, con la sentenza 2172/2026, ha confermato la legittimità dell’esclusione per tatuaggi visibili con qualsiasi uniforme, divisa estiva e ginnica comprese.

Le conclusioni non vincolano la Corte, che comincia ora a deliberare. Se l’orientamento venisse confermato, la decisione vincolerebbe tutti i giudici italiani chiamati su casi analoghi.