Vai al contenuto

Lettera aperta dell’artista Hypnos a sostegno di Pietrangelo Buttafuoco

di Luca Monti
giovedì 12 Marzo 2026 · 20:22 · 4 min di lettura
Lettera aperta dell’artista Hypnos a sostegno di Pietrangelo Buttafuoco

Stanno facendo discutere le scelte di Pietrangelo Buttafuoco, direttore artistico della Biennale di Venezia che aveva deciso di invitare alla più grande kermesse artistica italiana, anche artisti russi. Appare sorprendente in tal senso, il fatto che addirittura la Commissione Europea ed i ministri della Cultura e degli Esteri di Francia, Germania, Spagna, Polonia, Ucraina, Svezia, Paesi Bassi, Grecia, Norvegia, Romania, Lettonia, Lituania, Estonia, Irlanda, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Austria, Portogallo, Belgio e altri abbiano chiesto alla Fondazione Biennale di riconsiderare la decisione. Addirittura, è partita da Bruxelles, la minaccia di sospendere, o addirittura ritirare i finanziamenti alla Fondazione Biennale, in caso di partecipazione della Russia a Venezia. Se da un lato, possiamo capire e persino giustificare la ormai abituale posizione contraria alla partecipazione di personaggi russi a qualsivoglia evento, da parte dell’Ucraina, che è parte in causa nel conflitto ed ha quindi diritto, a pieno titolo, di esprimersi, in tal senso, risulta stonata quella dell’Unione Europea. Che senso ha, infatti, parlare di pace e diplomazia, quando si continua a boicottare, non gli assets economici di un Paese, cosa che giusta o sbagliata, non sta a noi giudicare, ma rientra nelle prerogative delle scelte politiche, ma persone ed in questo caso artisti, che nulla hanno a che vedere con il loro governo? Sfiora addirittura il ridicolo, poi l’affermazione del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che sulla vicenda, ha dichiarato che: “L’arte di uno Stato autocratico non può essere considerata libera.” Tale affermazione, infatti, non considera neanche, la possibilità che in Russia, nel caso specifico, ma in nessuno di quei Paesi che vengono di volta in volta dichiarati autocratici, possano esistere artisti dissidenti, rispetto ai loro governi e quindi reprime anche eventuali movimenti che potrebbero portare al cambiamento di quelli che vengono definiti regimi. Chi conosce l’arte, sa, infatti, che anche nel regime sovietico esistevano artisti che esprimevano e comunicavano all’esterno il dissenso, in modo efficace con le loro opere. Equiparare quindi tout court gli artisti russi contemporanei, alla propaganda putiniana, è dunque, a nostro avviso un errore marchiano e rappresenta anche una grossa ipocrisia. Perché se non è libera l’arte di uno stato autocratico, come sostiene Giuli, non lo è nemmeno quella di uno Stato che censura quella altrui definendosi democratico. A sostegno della nostra posizione, che è solo di buon senso e non politica, perché noi non facciamo e diremmo per fortuna, politica, viste le problematiche che essa comporta e la specializzazione che richiede, ma soprattutto in difesa di Pietrangelo Buttafuoco, si sono mossi, intellettuali di rilievo, quali Massimo Cacciari ed anche artisti. Uno in particolare, il romano Hypnos, ci ha inviato una lettera aperta, nella quale appunto, si schiera, dalla parte di Buttafuoco. Ecco il testo della lettera aperta di Hypnos:

“Io, Hypnos — al secolo Gilberto Di Benedetto — pittore metafisico e uomo libero, sento il dovere di intervenire nel dibattito che si è acceso intorno alla presidenza di Pietrangelo Buttafuoco alla Biennale di Venezia. Parlo senza deleghe, senza padrini, senza appartenenze. Non chiedo nulla a nessuno. Rivendico soltanto il diritto elementare di esistere come artista e come coscienza libera. In questo tempo confuso, dove la cultura viene spesso ridotta a terreno di scomuniche e di piccoli tribunali morali, la posizione di Buttafuoco rappresenta un fatto raro: il coraggio di difendere la libertà dell’arte. Non quella libertà proclamata a parole, ma quella reale, che accetta il confronto, anche quando scomodo. L’arte non è un ufficio diplomatico e non è una succursale dei partiti. L’arte è uno spazio di rischio, di conflitto, di visioni incompatibili che tuttavia devono poter convivere. Per questo considero giusta la linea di Buttafuoco: aprire, non chiudere. Permettere alla Biennale di restare un luogo dove le culture del mondo possano guardarsi negli occhi senza il filtro delle paure ideologiche. Io non ho mai chiesto permesso alla sinistra culturale italiana, spesso timorosa e incline a trasformare ogni differenza in un ghetto morale. Non ho mai accettato di essere catalogato, corretto o normalizzato. L’artista non è un funzionario del consenso.
E se oggi qualcuno pensa di poter trasformare la Biennale in un recinto morale dove si decide chi può parlare e chi deve tacere, sappia che l’arte, quando è vera, non riconosce questi confini. In questo senso, la figura di Pietrangelo Buttafuoco merita rispetto. Non perché sia infallibile, ma perché difende un principio che riguarda tutti gli artisti: il diritto di esistere senza chiedere autorizzazioni ideologiche.
Io, Hypnos, continuerò a dipingere e a parlare nello stesso modo in cui ho sempre fatto: senza se e senza ma. E se necessario, pronto a misurarmi con chiunque — anche con quella sinistra pusillanime che preferisce etichettare piuttosto che comprendere. L’arte non è un tribunale. L’arte è un campo aperto.”

Luca Monti