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Il 1° Maggio e l’appuntamento col destino: Senna e Zanardi, l’ultima curva insieme

di Luca Monti
domenica 3 Maggio 2026 · 20:13 · 3 min di lettura
Il 1° Maggio e l’appuntamento col destino: Senna e Zanardi, l’ultima curva insieme

Ci sono date che, in apparenza rappresentano giornate come le altre, ma che per qualche motivo restano incise nella memoria degli individui e di una comunità intera. Per chi, come me, è legato alla Fiorentina, quella data è il 4 marzo: il giorno in cui il Capitano, Davide Astori, se ne andò in silenzio. Di quei momenti ricordiamo tutto: cosa stavamo facendo, dove eravamo, lo stordimento di fronte a una tragedia incomprensibile. Per gli appassionati di motori, però, il calendario ha un’altra cicatrice profonda: il 1° maggio. Rappresenta Imola, trentadue anni fa e quel maledetto piantone dello sterzo che si inceppa alla curva del Tamburello. Una disfunzione meccanica che trasforma una domenica di sole in un lutto collettivo. Le ore sospese, il rombo degli elicotteri e quel comunicato gelato che arrivò dall’Ospedale Maggiore di Bologna, sono macigni che chi amava Ayrton Senna, porterà per sempre sul cuore. Ma il destino, si sa, è un narratore beffardo che torna a scrivere quando meno te lo aspetti. Trentadue anni dopo quel tragico 1994 infatti, il 1° Maggio torna a chiederci un tributo altissimo: si è spento Alex Zanardi. Un uomo che, a differenza di Senna, ha avuto la possibilità di reagire al destino. Dopo il terribile schianto del Lausitzring, nel 2001 Alex infatti, non si è limitato a sopravvivere: ha insegnato al mondo cosa significhi vivere. La sua capacità di continuare a gareggiare, di vincere ori olimpici e di sorridere alla sfortuna rimane una delle più grandi imprese umane e sportive di sempre. Alex, conosceva Ayrton, sin da quando era un ragazzino. Lo osservava nei paddock dei kart, quando il brasiliano era già un piccolo fenomeno venuto da lontano. Tra i due c’era una stima reciproca, profonda, fatta di poche parole e molta pista. Le parole di Zanardi, su Senna, sono una testimonianza d’amore sportivo e umano:

«La guida di Ayrton, era spettacolare, ma redditizia. Quel suo modo di mettere quasi di traverso l’auto non era una ricerca estetica, ma di velocità pura. Era sempre sospeso su un filo; se guardate le fotografie di allora, ci sono sempre due ruote che stanno per staccarsi da terra. Ha inventato uno stile di guida che oggi tutti imitano. Usava trucchi che sembravano naturali, ma ci voleva genio per elaborarli. È stato il primo, sui kart, a tenere il piede schiacciato anche in curva. Giù, a tavoletta. E intanto con la mano tappava il carburatore. Con quel trucco raffreddava il motore e lo riempiva di miscela: all’uscita dalla curva aveva una manciata di cavalli in più per bruciare tutti.»

È quasi consolatorio, oggi, pensare che i due si fossero dati appuntamento proprio nello stesso giorno. Magari per discutere di quanto sia cambiato il loro sport, di quanto siano diventate sicure quelle scocche, che per uno furono fatali e per l’altro furono l’inizio di una seconda vita. Hanno scelto di ricongiungersi idealmente a Bologna, terra di motori dove Alex, era nato e dove Ayrton, ci ha lasciati definitivamente, in quella parte del nostro Paese, che ha dato i natali ai più grandi piloti ed alle macchine più belle del mondo. Immaginiamoli così, mentre si ritrovano nel posto che li ha accolti entrambi nell’ora più difficile, ma che oggi li celebra come giganti. Il 1° maggio diventa il momento in cui il cerchio si chiude: Non è più il giorno del lutto, ma quello della leggenda; il giorno in cui due campioni che hanno dato tutto allo sport smettono di inseguire il tempo per gareggiare nell’eternità.

Giacomo Gorgi