Vai al contenuto

Guerra ibrida sui data center, il Congresso interviene contro Pechino

di redazione
mercoledì 5 Agosto 2026 · 11:22 · 2 min di lettura
Guerra ibrida sui data center, il Congresso interviene contro Pechino

ROMA — Non è un conflitto dichiarato, ma ne ha tutti gli strumenti: leva fiscale, indagini penali, pressione parlamentare e manipolazione digitale. In tre mesi il Congresso degli Stati Uniti ha aperto tre fronti contro quella che un numero crescente di deputati repubblicani descrive come una campagna cinese per frenare la costruzione dei data center americani, l’infrastruttura su cui si gioca la corsa all’intelligenza artificiale.

A muoversi per primo è stato il fisco. Il repubblicano Jason Smith, presidente della commissione Ways and Means, conduce da mesi un’inchiesta sul settore no-profit: secondo la sua ricostruzione, organizzazioni finanziate con denaro cinese starebbero organizzando le proteste locali contro i data center. Nel mirino la rete riconducibile a Neville Roy Singham, imprenditore americano che vive a Shanghai; dopo mesi di richieste senza risposta, sono arrivate le citazioni coattive.

Sul versante energetico, Brett Guthrie, alla guida della commissione Energy and Commerce, ha scritto alla Casa Bianca e all’FBI sostenendo l’esistenza di prove solide sul ruolo di entità legate al Partito Comunista Cinese. Il terzo fronte è giudiziario: il texano Lance Gooden ha chiesto all’Attorney General facente funzioni Todd Blanche di indagare sulle reti di attivisti contrarie ai data center, spingendo l’ipotesi fino a una convergenza tra Pechino e Mosca.

A sostegno delle tre iniziative c’è un solo elemento tecnicamente riscontrabile, e arriva dall’industria dell’IA. Nel rapporto sulle minacce di giugno, OpenAI ha reso noto di aver disattivato due gruppi di account ChatGPT riconducibili alla Cina, impiegati per produrre vignette satiriche che attribuivano ai data center il rincaro delle bollette. La stessa azienda ne ridimensiona però la portata: l’effetto sul dibattito sarebbe finora trascurabile.

Il nodo resta aperto. Un sondaggio Gallup di marzo registra il 71% degli americani contrario a un data center nel proprio territorio, con percentuali simili tra elettori democratici e repubblicani, la domanda a cui è difficile dare una risposta precisa è: quanto è stata influente la guerra ibrida in questo risultato?