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Airbag difettosi sparano corpi metallici «assimilabili ad’arma da fuoco»

di Luca Monti
martedì 23 Luglio 2024 · 16:57 · 3 min di lettura
Airbag difettosi sparano corpi metallici «assimilabili ad’arma da fuoco»

Negli Stati Uniti, sono stati accertati ventisette morti ed oltre quattrocento feriti, in incidenti stradali, che forse avrebbero potuto salvarsi, nel caso delle vittime, o ridimensionare la gravità delle lesioni riportate in quello dei feriti, se non avessero avuto installati nelle proprie autovetture degli airbag malfunzionanti. Il problema, noto negli USA, come il caso Takata, dal nome dell’industria giapponese fallita nel 2017 che riforniva le case automobilistiche di tutto il mondo, con i propri dispositivi di sicurezza, sta emergendo anche in Italia, in seguito ad una perizia legale, effettuata dalla dottoressa Isabella Aquila, direttrice della Scuola di specializzazione di Medicina Legale, e dall’ingegner Roberto Arcadia, dell’Ufficio della Motorizzazione Civile e commissionata dalla Procura di Catanzaro, per accertare la causa esatta della morte di Martina Guzzi, una studentessa 24enne rimasta vittima di un incidente stradale, avvenuta lo scorso 28 maggio. Aldilà della dinamica del sinistro stradale, provocato da un sorpasso azzardato e ad alta velocità, in un tratto in cui non si poteva assolutamente compiere una simile manovra, da parte del conducente di un altro veicolo, che perdendo il controllo, invase la corsia opposta sulla quale viaggiava la giovane, scontrandosi frontalmente con l’auto guidata da quest’ultima, la Procura di Catanzaro, vuole capire cosa ha provocato esattamente la morte di Martina. E la perizia depositata in procura, dai due tecnici incaricati, chiama in causa per il decesso della 24enne, proprio il malfunzionamento degli airbag. Ecco cosa dicono i due periti: “Si esclude altra lesività traumatica riconducibile all’incidente in cui è rimasta coinvolta la signora Guzzi Martina e invece dal punto di vista medico legale si può concludere che la sua morte sia in nesso di causalità diretta con un malfunzionamento del sistema di detonazione dell’airbag che, a seguito dell’urto, proiettava ad alta energia cinetica un corpo metallico con modalità di urto e lesività assimilabili a ferita d’arma da fuoco”. Al risultato della perizia si aggiunge il fatto che Martina, al momento dell’incidente era alla guida dell’autovettura Citroen C3 di proprietà del fidanzato, che aveva ricevuto una lettera di richiamo da parte della casa automobilistica proprio per il problema degli airbag, alla quale aveva risposto pochi giorni prima del dramma, facendo sapere di essere disponibile all’eventuale cambio di airbag, ma senza ricevere ulteriori comunicazioni od istruzioni per lo stesso, come dichiarato da Andrea Rubini, di Gesigroup, un team di esperti in risarcimento danni, che tutela i diritti della famiglia di Martina. Dunque si pensa che la 24enne possa non essere deceduta per lo schianto frontale, bensì per i dispositivi di sicurezza difettosi dell’auto che stava guidando. Occorre quindi, se si è proprietari di una C3 o di una DS3 che sono i modelli di Citroen, che montano gli airbag di Takata, rivolgersi al più presto ad una concessionaria di quella casa automobilistica, per ottenerne la revisione ed eventualmente il cambio sperando che non si verifichino altri casi come quello di Martina Guzzi.

Luca Monti