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La verticale storica, artistica e spirituale di Monti

di redazione
martedì 27 Ottobre 2026 · 21:31 · 7 min di lettura
La verticale storica, artistica e spirituale di Monti

Roma la Grande, suscita da millenni trepidazione, brividi e venerazione. Il mondo intero infatti, ammira la sua storia ed i suoi eroi, diremmo naturalmente, perché, nel corso della sua evoluzione questa città è stata, in molte cose, la prima. Tuttavia, vi invitiamo a sbirciare in uno dei racconti antichi di Roma ed a bere qualche sorso della sua vita privata, per assaporare il vero gusto della Città Eterna.

Nel cuore stesso di Roma, il Colosseo e Via del Corso, stringono tra le loro braccia il rione Monti, che prende il nome proprio dai “colli” e sul cui stemma campeggiano tre vette verdi: l’Esquilino, il Viminale ed il Quirinale. Ma questa facciata rispettabile nasconde un segreto ben più bruciante: una figlia del peccato all’ombra delle grandi montagne. La vera carne ed il vero sangue di Monti, infatti, è la leggendaria Suburra, l’antico ventre di Roma, dove santità e vizio hanno dormito per secoli nello stesso letto. Qui la storia non profuma solo di marmo asciutto, ma anche di vino economico versato, di profumi costosi delle cortigiane e del fumo dei quartieri del gioco d’azzardo. Duemila anni fa, se un rispettabile cittadino romano, voleva sparire per una notte, scendeva alla Suburra. Questa appendice di Monti era, infatti, una sorta di paradiso terrestre, per cercatori di piaceri carnali, ladri e schiavi fuggitivi. Tuttavia, i lupanari locali (i bordelli) attiravano persino coloro i cui nomi risuonavano solenni in Senato. Proprio qui, indossando una parrucca dozzinale e avvolta in stracci, fuggiva dal palazzo Messalina, terza moglie dell’imperatore Claudio, per lavorare in incognito sotto il nome di Licisca. Per queste stesse taverne malfamate si aggirava Nerone, in cerca di risse e adrenalina. Ma i grandi non solo entravano nel grembo della Suburra, da esso uscivano anche. L’oscurità della Suburra, ha, infatti generato la grandezza della luce che illuminò l’impero di Roma: il Grande Caio. Fu proprio in questi bassifondi sporchi e urlanti, tra le insulae (i palazzi popolari in legno a più piani), che nacque e crebbe Giulio Cesare. La sua stirpe patrizia, nobile ma impoverita, non poteva permettersi una villa sul colle. Fin da bambino, Cesare assorbì il calore della strada della Suburra, imparò a parlare la lingua del popolo ed a stringere le giuste conoscenze nei bassifondi, il che in futuro lo aiutò a sottomettere e dominare la folla romana. Questo quartiere non è, quindi, solo il riflesso di passione, lotta e sopravvivenza; è il crogiolo in cui si è fuso, per poi temprarsi ed emergere, lo spirito del primato di Roma. Di fatto Monti, è la culla delle innovazioni urbane, che hanno definito il volto dell’Antica Roma ed ancora oggi si fregia del titolo onorifico di primo rione della capitale. Ma in cosa è stato il primo?

Ecco alcuni fatti: Proprio qui l’imperatore Traiano costruì i famosi Mercati, che da lui prendono il nome, un complesso commerciale multilivello di 150 botteghe, taverne e punti di distribuzione gratuita del grano. È stato il primo prototipo nella storia dell’umanità, di un moderno centro commerciale. Una sorta di primo mega-mall al mondo. A Monti, venne poi eretto il primo “Muro della vergogna” e della sicurezza antincendio. Per proteggere i palazzi e allo stesso tempo isolarsi dalle grida e dal fetore dei bassifondi, Ottaviano Augusto innalzò, infatti, il massiccio muro di pietra della Suburra, alto più di 30 metri. È in piedi ancora oggi e su di esso si possono ancora vedere le cicatrici degli antichi incendi. È stato il primo muro antincendio ed allo stesso tempo sociale, così monumentale al mondo. Ancora, Monti, vide le prime guerre comunali per l’acqua. Quando i barbari distrussero gli acquedotti romani, infatti, Monti che alimentava l’intera città, fu il primo rione a rimanere senza una goccia d’acqua. Gli abitanti dei colli scesero infuriati verso il Tevere, abbandonando di fatto il quartiere, per secoli Monti, si trasformò, quindi, in una “zona fantasma”, ricoperta di vigneti, creando il precedente, anche del primo grande esodo dei romani dal proprio centro. Il bivio delle epoche a Monti, si percepisce sulla pelle. Anche il monumento medievale più cinematografico e piccante si trova qui: la Salita dei Borgia. Se passate, infatti, sotto l’arco cupo avvolto da una fitta edera, calpestate letteralmente le orme del clan più scandaloso d’Italia. Sopra la scalinata incombe il balcone della casa dove visse Vannozza dei Cattanei, amante pluriennale di Papa Alessandro VI e madre degli spietati Cesare e Lucrezia Borgia. E nell’antichità, questa stessa strada si chiamava Vicus Sceleratus (“Via Scellerata”): secondo la leggenda, infatti, fu proprio qui che la regina Tullia, travolse con il suo carro, il cadavere del proprio padre pur di usurpare il trono. Oggi Monti, ha compiuto la capriola più elegante della storia. Il quartiere che duemila anni fa era considerato la fogna di Roma, si è trasformato nel suo salotto bohémien più raffinato. Al posto degli antichi lupanari, in Via del Boschetto e Via Urbana, aprono ora concept store vintage, botteghe artigiane e wine bar. Ma quando la sera la gente si ritrova, a centinaia con i calici in mano in Piazza della Madonna dei Monti e l’eco delle voci rimbalza contro le antiche facciate in mattoni, diventa chiaro: questa è ancora la stessa Suburra. Ha solo scambiato gli stracci con il cashmere, conservando il suo spirito romano appassionato, inebriante ed assolutamente libero. Monti, non è semplicemente un insieme di “colli”. È una metafora: per quanto in alto tu possa salire sulla montagna della gloria, le tue radici rimangono sempre lì, in basso, nel calore inebriante ed assolutamente libero di una mente vivace, nella quale Dio, ha impastato la sua creatività di creatore, diventando così quasi un archetipo primordiale del mondo materiale, ma è anche un monito, per ricordarci del fatto che, dopo essere saliti, si può cadere, e dopo essere caduti, ci si può rialzare. Monti ha fuso in se stesso una moltitudine di storie e destini per mostrarsi oggi come la sintesi di tutta Roma: il Colosseo, la Domus Aurea di Nerone, le Terme di Traiano, la basilica di San Pietro in Vincoli, con il Mosè di Michelangelo ed allo stesso tempo, un quartiere bohémien ricco di gallerie, laboratori e bar. Pensate che il nostro racconto finisca qui?
Abbiamo tenuto in serbo una sorpresa per voi. Quale? Esiste la nobile famiglia Monti che ha dato i natali a poeti, artisti, politici e ministri della Chiesa. Il cognome viene dal latino mons, montis (“monte”) e veniva dato a chi abitava sul colle. Il simbolo di famiglia, è quasi sempre lo stesso: tre cime verdi su campo argento, proprio come lo stemma del Rione Monti, a Roma. A Firenze, come fare a meno di questa città, nel nostro racconto, vive una persona che vi svelerà ancora più segreti della storia, come ad esempio il fatto che l’ordine dei Templari, non sia nato in Francia, ma a Firenze. Questa personalità, è una fusione di storia, arte, esoterismo e religione. Collaboriamo con lui con grande piacere in veste di critico d’arte presso la Florence Art Deposit Gallery ed allo stesso tempo, è il Cancelliere, della Chiesa Ortodossa in Italia: il suo nome è Luca Monti.
Una figura a prima vista paradossale per l’Italia, Paese profondamente cattolico. Ma è proprio a Monti ed a Roma, dove l’Oriente incontra l’Occidente, che una simile sintesi appare naturale. Come critico d’arte, Luca Monti, continua la tradizione dei poeti di Monti: legge l’arte come un testo. Per lui l’arte Cristiana, non è uno stile, ma un modo di vedere. Dice: «L’icona non è un quadro su Dio, ma una finestra attraverso la quale Dio guarda noi». Come padre della Chiesa Ortodossa in Italia, ci ricorda che l’ortodossia in Italia, non è estranea. Fino al 1054, infatti, l’Italia intera, possiamo dire che era Ortodossa, almeno dal punto di vista della visione artistica. Le basiliche di Ravenna ed a Monti, quelle di San Clemente e Santa Prassede, sono, infatti, una chiara eredità stilistica bizantina dunque Ortodossa. Monti, è la chiave. La chiave per comprendere come la geografia diventi un cognome, il cognome un destino e il destino un servizio. Ed ancora una volta, Monti si interpreta come monte…Custodite questa idea: l’altezza dona la prospettiva.

Yuliya ed Alesia Savitskaya
Ph. Fotoreporter CD 19554