Continuano i problemi per gli eventi internazionali che prevedono la presenza di alcuni paesi, come Russia, Iran ed Israele. Dopo la Biennale di Venezia, che ha visto la rinuncia volontaria, da parte dell’Iran, la chiusura al pubblico del padiglione russo e l’esclusione di Russia ed Israele dalla competizione per i premi, tocca ora all’Eurofestival, che inizierà stasera a Vienna, con la rinuncia di cinque Paesi, per protesta contro la presenza di Israele. I Paesi, che hanno annunciato questa forma di boicottaggio, sono: Irlanda, Islanda, Olanda, Slovenia e Spagna. Anche l’edizione dell’Eurofestival, del 1970 svoltasi ad Amsterdam vide un’analoga iniziativa di quattro Paesi: Finlandia, Norvegia, Svezia e Portogallo, che boicottarono la manifestazione canora, per protestare sulle modalità di attribuzione della vittoria, dopo che l’anno precedente, in Spagna, si era verificato un quadruplo pareggio al primo posto, con 18 punti ciascuno per Francia, con la canzone “Un jour, un enfant”, Spagna (“Vivo cantando“), Olanda (De troubadour) e Regno Unito (Boom Bang-a-Bang) che portò alla proclamazione di quattro Paesi vincitori. Insomma nel 1970 un boicottaggio, poteva essere giustificato perché, rappresentava una protesta contro le regole di quell’evento ritenute, probabilmente a ragione non giuste e quindi era sostanzialmente un richiesta di riforma di quelle regole interne all’Eurofestival, che, infatti, vennero recepite ed applicate. Ma nel 2026 riteniamo che questo atteggiamento sia profondamente sbagliato, esattamente come nel caso della Biennale di Venezia. La politica, infatti, non può tenere letteralmente in ostaggio l’arte e la musica decidendo quali Paesi possono partecipare o meno ad un evento, soprattutto perchè in questo modo non si tiene conto del fatto, che a rappresentare sul palco, quelli che per noi sono regimi autocratici, termine peraltro incongruente, ma questo è un altro discorso, non è il dittatore, ma un artista, che magari, in cuor suo, è pure dissidente verso il suo governo. Inoltre questo genere di boicottaggi produce sempre l’effetto contrario, perchè alimenta la propaganda all’interno del Paese colpito, facendo passare per vittima proprio quel governo che si vuole “punire”. Colpisce poi, che tra i Paesi, che hanno deciso di non partecipare all’Eurofestival, per protesta contro la presenza, allo stesso, di Israele, vi sia anche la Spagna che, nell’edizione del 1969 che si svolse a Madrid, venne boicottata dall’Austria, per protesta contro il governo franchista, allora al potere nel Paese iberico. Insomma, se vogliamo davvero che il mondo conosca la Pace, quella con la P maiuscola, bisogna uscire da questa mentalità dei veti incrociati, che è infantile, ipocrita, ridicola e persino stupida e pericolosa ed iniziare ad accettare qualsiasi Paese, a qualsiasi manifestazione culturale, guardando al popolo che lo rappresenta e non a chi lo governa.
Luca Monti
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