Vai al contenuto

Nei giorni scorsi è crollata “Goal” la scultura di Mario Ceroli simbolo dei mondiali di Italia ’90

di Luca Monti
giovedì 26 Giugno 2025 · 11:52 · 2 min di lettura
Nei giorni scorsi è crollata “Goal” la scultura di Mario Ceroli simbolo dei mondiali di Italia ’90

Lunedì 23 Giugno, è crollata, nel quartiere Flaminio, la scultura di Mario Ceroli, intitolata: “Goal” che era uno dei simboli dei mondiali di calcio di Italia ’90 e rappresentava un omaggio al calcio ed alla sua potenza simbolica. L’opera realizzata interamente in legno, alta sedici metri e pesante trenta tonnellate venne piazzata in origine, di fronte al PalaEur, ma nel 2001 si decise di spostarla al quartiere Flaminio, a poca distanza dal PalaTiziano e vicino allo Stadio Olimpico, che era stato l’epicentro degli eventi sportivi che aveva celebrato, alfine di meglio dialogare con lo spazio pubblico, fondendo arte, sport e memoria storica, come era nel progetto originario di Mario Ceroli. Purtroppo nessun piano di mantenimento dell’opera, pare essere stato approntato in questi trentacinque anni e così la scultura, a causa di un cedimento strutturale, provocato dal marcire progressivo del legno mai trattato, è crollata al suolo, come si vede nella foto di copertina e a corredo dell’articolo. Solo per l’orario del crollo, avvenuto la mattina presto, non si sono avuti nè feriti, nè vittime, ma il danno d’immagine per Roma e l’Italia, portato dal crollo di un’opera d’arte iconica e conosciuta nel mondo come “Goal” è evidentemente enorme. E come era prevedibile, sono già partite le polemiche politiche con Rino Fabiano, Assessore all’Ambiente del II Municipio che in un’intervista rilasciata alla stampa, ha attaccato la Sovrintendenza Capitolina affermando:

“Questa vicenda evidenza i gravi ritardi da parte della Sovrintendenza Capitolina, che non ha mai assunto posizioni fattive quando si manifestano emergenza come questa. Il Municipio, segnalò la pericolosità dell’opera nel 2015, ci furono note della Giunta e atti di Consiglio in cui si chiedeva che l’opera venisse o spostata, o ridimensionata. Ceroli, che oggi ha 87 anni, si era anche reso disponibile a trovare una soluzione. Ma la Sovrintendenza ci ha ignorato e anzi, aveva messo a bilancio 300mila euro per recuperarla. Soldi per me buttati, come si fa a ristrutturare un’opera ormai marcita per il tempo, l’incuria e le intemperie, vicino a un playground e un’area giochi? In ogni caso sono passati dieci anni, non è stato fatto niente. Sarebbe stato meglio evitare questo crollo. Per quanto la Sovrintendenza sia un ente importantissimo a Roma, non riesce a intervenire per tempo e con i dovuti modi quando è necessario, come Villa Mercede, le Mura Aureliane ancora puntellate a San Lorenzo dopo cinque anni e adesso l’opera del PalaTiziano insegnano”.

Luca Monti