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Una testa di coccodrillo essiccata nel bagaglio, denuncia all’aeroporto di Torino

di redazione
mercoledì 9 Settembre 2026 · 11:04 · 3 min di lettura
Una testa di coccodrillo essiccata nel bagaglio, denuncia all’aeroporto di Torino

Era essiccata e avvolta in comune carta da pacchi. Così confezionata, la testa di un coccodrillo aveva superato i controlli aeroportuali del Paese di partenza, ma non quelli di Caselle Torinese. I finanzieri del Comando provinciale di Torino, insieme ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’hanno trovata nei bagagli al seguito di un passeggero italiano arrivato da Miami con scalo a Istanbul. Il reperto è stato sequestrato, il viaggiatore denunciato a piede libero.

Il controllo non è stato casuale. Secondo il comunicato diffuso l’8 settembre dalla Guardia di Finanza, l’ispezione rientrava in un piano d’azione congiunto costruito sul periodo estivo e concentrato sui voli considerati a maggiore rischio, quelli in arrivo da destinazioni cosiddette esotiche. È il tipo di attività che i due corpi svolgono negli spazi doganali sulla base di un protocollo d’intesa dedicato alla cooperazione operativa negli aeroporti.

Che cosa si contesta

L’accusa è di aver importato un esemplare appartenente a una specie protetta senza il certificato o la licenza previsti. La norma di riferimento è la legge 7 febbraio 1992 numero 150, che disciplina in Italia i reati collegati alla Convenzione di Washington – la CITES, dall’acronimo inglese – e alla normativa europea che ne dà attuazione. La cornice sanzionatoria indicata dalla Guardia di Finanza per questa fattispecie prevede un’ammenda da 20mila a 200mila euro, in alternativa all’arresto da sei mesi a un anno.

Il comunicato colloca il reperto nell’ordine dei Crocodylia, senza precisare la specie. Non è un dettaglio da poco: nel sistema CITES la collocazione esatta dell’animale negli allegati determina il regime applicabile, e quindi il perimetro dell’illecito. Quel dato emergerà nel procedimento.

Il meccanismo che sfugge ai viaggiatori

Il punto meno intuitivo di questa materia è che la regolarità nel Paese di partenza non produce automaticamente regolarità all’arrivo.

Lo mostra un caso avvenuto a Palermo alla fine di novembre 2025 e ricostruito dal Sole 24 Ore. Un passeggero proveniente da Bangkok via Fiumicino trasportava esemplari regolarmente dichiarati e coperti da una licenza di esportazione rilasciata dalle autorità cambogiane. Mancava però il titolo che ne autorizzasse l’importazione in Italia ai fini della CITES e del regolamento europeo sul controllo del commercio delle specie protette. È stata la verifica documentale doganale a far emergere l’assenza dell’autorizzazione. Lo stesso scalo siciliano, riferisce il quotidiano, aveva già sequestrato a marzo tredici esemplari di corallo a rischio di estinzione.

Nel caso torinese l’elemento della carta da pacchi indica una condotta di segno diverso da quella del turista disinformato, e sarà oggetto di valutazione nel merito. Ma la distanza tra i due scenari è precisamente ciò che rende utile conoscere la regola: il souvenir acquistato in un mercato all’estero, con tanto di ricevuta, può costituire reato una volta attraversata la frontiera.

Un’attività ordinaria, non un’eccezione

I sequestri di questo tipo si sono moltiplicati da quando, nel 2017, la Guardia di Finanza ha assorbito una parte delle competenze del Corpo forestale dello Stato ai valichi di confine. L’attività riguarda porti, aeroporti e frontiere terrestri, e copre l’intero perimetro doganale dell’Unione europea, non solo quello nazionale.

Il bilancio semestrale dello scalo fiorentino “Amerigo Vespucci”, diffuso a luglio, dà la misura di quanto la tutela delle specie protette sia ormai una voce ricorrente accanto a contraffazione, valuta e prodotti alimentari non certificati: nei controlli congiunti di Dogane e Guardia di Finanza sono comparse anche teste di alligatore rinvenute nei bagagli.

Quanto al procedimento aperto a Torino, in attesa di giudizio definitivo vale per l’indagato la presunzione di innocenza.


Fonte primaria: comunicato stampa della Guardia di Finanza, 8 settembre 2026. Fonti di contesto: Il Sole 24 Ore, Famiglia Cristiana, FirenzeToday.