sabato, 13 giugno 2026


Il 23 Aprile del 1668 nasceva a Roma l’architetto Francesco Fontana. Si formò artisticamente presso il padre Carlo, anch’egli architetto. La sua prima opera fu probabilmente la Cappella di San Gesualdo, nella Cattedrale di Velletri, costruita tra il 1694 ed il 1698 su commissione del cardinale Alderano Cibo. Da quel momento si moltiplicarono i progetti che gli vennero affidati, tra il Lazio e Firenze, ma soprattutto in Romagna. Proprio alla fine del ‘600 infatti, papa Innocenzo XII decise di fondare la nuova città di Cervia affidandone l’edificazione al cardinale fiorentino Lorenzo Corsini, che in seguito diventerà, anche lui papa col nome di Clemente XII che scelse tra gli architetti per questa impresa, anche il Fontana, al quale toccò la costruzione del Palazzo Priorale. Francesco Fontana, morì a Castel Gandolfo, il 3 Luglio del 1708. L’opera che vi propongo oggi, fa parte proprio del periodo romagnolo dell’artista. Si tratta, infatti della chiesa di San Francesco, a Castel Bolognese. I frati francescani incaricarono nel 1703 l’architetto, di costruire l’attuale edificio di culto, sopra l’antica chiesa di Santa Lucia Extra Muros, risalente forse alla fine del ‘300. L’impresa non era facile e richiese la stesura di ben tre progetti, i quanto i frati non vollero abbattere il campanile, oggi purtroppo non più esistente a causa dei danni provocati all’edificio dalla seconda guerra mondiale. Si trattava di un campanile molto particolare, posizionato in fondo alla navata accanto alla cappella maggiore e dunque in posizione centrale rispetto al corpo della chiesa. Per questo l’architetto decise, come si legge nei suoi appunti di:

“Tenere più grande a capace che sia possibile la nave maestra della chiesa”

E di:

“Ricorrere ai ripieghi dell’arte per nasconder all’occhio il corpo quadrato del campanile e far che questo con il suo impedimento faccia nel tempo istesso officio d’ossatura al principal Altare della chiesa.”

L’opera è probabilmente l’ultima dell’architetto, che non la vide finita, a causa della sua morte a soli quarant’anni e venne completata dal padre Carlo, ancora in vita, che si occupò anche della formazione architettonica del nipote Mauro, che morì senza figli, terminando così la tradizione artistica di famiglia.

Luca Monti





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