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Il 2 Aprile del 1874 nasceva a Roma, il pittore Pompeo Fabri

di Luca Monti
mercoledì 2 Aprile 2025 · 21:39 · 2 min di lettura
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Il 2 Aprile del 1874 nasceva a Roma, il pittore Pompeo Fabri. Si formò artisticamente presso la bottega dello zio, Onorato Carlandi, che lo inserì tra i fondatori del gruppo di pittori denominato dei XXV della Campagna Romana, che nel 1930 venne sciolto dal regime fascista adottando, come si faceva spesso in quegli ambiti artistici, un soprannome, quello di “Filugello”. Grazie proprio a quell’esperienza collettiva l’artista si specializzò, in pittura en plein air, realizzando in prevalenza vedute della campagna romana ad acquerello, ma nel finale della propria carriera, anche ad olio, utilizzando la spatola anzichè il pennello. Assolutamente di rilievo, per l’epoca (1910) una sua esposizione personale, a Londra, presso la Ryder Gallery, con ben quarantasette dipinti. Parallelamente alla sua attività pittorica svolse anche quella di restauratore con ottimi risultati, tanto da essere nominato responsabile per il restauro degli affreschi di Castel Sant’Angelo dal 1902 al 1913 contribuendo anche a scoprire affreschi inediti. Innamorato della sua città, quando morì, appunto a Roma, il 14 Gennaio del 1959 dispose col testamento, che una collezione di venticinque suoi dipinti, aventi a soggetto la “Roma sparita” e la “Campagna romana” venissero donati al Museo di Roma. L’opera che vi propongo, in questa Pillola d’Arte è: “Campagna” un olio su carta, di 30 cm x 45 cm, realizzato nel 1931 e passato all’asta, da Bertolami Fine Art, a Roma, il 17 Febbraio 2022 dunque di proprietà privata e non visibile. il dipinto è Firmato in basso a sinistra “P. Fabri” con dedica “Al cavalier ufficiale Annesi con grande affetto 1931”. Nell’opera si può apprezzare lo stile minimalista dell’artista, che tuttavia, evidenzia la sua maestria nella gestione del colore utilizzando una tavolozza povera, ma efficace. I colori, infatti, sono soltanto quattro: il verde, distribuito nella fascia in primo piano raffigurante il terreno e negli alberi a destra; il marrone, raffigurante il terreno nella fascia in secondo piano, il blu del cielo ed il bianco delle nuvole, con le montagne sfumate sullo sfondo in un colore indecifrabile. Si capisce l’abitudine dell’artista a lavorare en plein air anche con pochi colori che comunque rendono perfettamente l’asprezza e la solitudine di quel paesaggio, anche grazie ai solchi dell’aratura, sul terreno, che appaiono come dei graffi che ne spezzano l’immobilità, dando l’impressione di un movimento, per quanto effimero ed illusorio.

Luca Monti