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Inchiesta internazionale

Il Congresso americano indaga sui presunti fondi cinesi dietro le proteste pro-Palestina in Gran Bretagna

Una catena di pagamenti riconducibile alla rete di Neville Roy Singham entra nel perimetro della verifica sul movimento Code Pink

di redazione
venerdì 14 Agosto 2026 · 00:43 · 4 min di lettura
riproduzione parziale di una foto di Marica Massaro. Manifestazione studentesca pro Palestina ad Avezzano. CC SOME RIGHTS RESERVED
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  • La commissione Ways and Means della Camera USA estende al Regno Unito l’inchiesta su Neville Roy Singham
  • Secondo il Telegraph una società britannica vicina a Code Pink avrebbe incassato oltre 320.000 dollari tra il 2020 e il 2024
  • Singham è già oggetto di un’indagine federale sui suoi rapporti con Pechino
  • La posizione di Code Pink sulla Cina si è capovolta nell’arco di un decennio
  • Deputati britannici di entrambi gli schieramenti chiedono una verifica congiunta con Washington
  • Singham e Code Pink respingono ogni accusa di finanziamento cinese

Il fascicolo si apre mentre a Londra cresce l’allarme per le ingerenze di Pechino, tra componenti cinesi nei droni della Royal Navy e sospetti di spionaggio ai margini dei partiti

La commissione Ways and Means della Camera degli Stati Uniti ha esteso oltre Atlantico la propria inchiesta su Neville Roy Singham, l’imprenditore tecnologico accusato di finanziare la propaganda cinese nel mondo. Lo ha rivelato il quotidiano britannico The Telegraph in un’inchiesta pubblicata il 13 agosto, secondo cui nel perimetro della verifica è entrata una società britannica collegata a Code Pink – movimento pacifista di origine americana – che avrebbe incassato oltre 320.000 dollari tra il 2020 e il 2024 da entità riconducibili alla rete dell’imprenditore. Il presidente della commissione, Jason Smith, ha dichiarato al quotidiano che l’influenza di Singham non si ferma ai confini americani. Sia l’imprenditore sia l’organizzazione respingono ogni accusa.

Per misurare la portata di quei pagamenti conviene ripercorrere il filo che lega Singham, sua moglie Jodie Evans e l’organizzazione che insieme hanno costruito.

Evans fonda Code Pink come movimento pacifista e nel 2015 attacca pubblicamente Pechino sulla repressione delle attiviste cinesi. Due anni dopo Singham cede Thoughtworks per 785 milioni di dollari e la sua rete di fondazioni comincia a irrigare organizzazioni progressiste americane, Code Pink compresa.

Tra il 2020 e il 2021 la società britannica riceve la prima tranche, oltre 250.000 dollari secondo la documentazione esaminata dal Telegraph. Nello stesso periodo il movimento moltiplica le iniziative nel Regno Unito – presidi al ministero della Difesa, mobilitazioni fuori dalle basi RAF, comunicati che descrivono la leadership britannica come «comprata dal sionismo».

Nel 2023 Singham partecipa a un seminario del Partito Comunista Cinese sulla comunicazione internazionale, come documentato dal New York Times, e respinge le prime accuse pubbliche dichiarandosi guidato solo da convinzioni personali. Nel 2024 arriva un secondo versamento, quasi 95.000 dollari, registrato come consulenza.

Approfondimento

Il fronte britannico non nasce isolato. La stessa commissione, guidata dallo stesso presidente, aveva già puntato la rete di Singham su un terreno diverso: le proteste locali contro i data center americani. In quell’inchiesta sul settore no-profit Jason Smith era arrivato alle citazioni coattive dopo mesi di richieste rimaste senza risposta, mentre altri due fronti -energetico e giudiziario – si aprivano in parallelo. Le cifre emerse ora nel Regno Unito si innestano su quel medesimo fascicolo.

Leggi anche – Guerra ibrida sui data center, il Congresso interviene contro Pechino

Nel frattempo la bussola di Code Pink ha ruotato di centottanta gradi. Il movimento che denunciava Pechino sostiene oggi che sia Washington a spingere verso lo scontro con la Cina, mentre Singham condivide un ufficio a Shanghai con una società statale incaricata di promuovere l’immagine del paese all’estero.

Resta da stabilire se quella convergenza sia il prodotto di un’evoluzione politica o di un rapporto finanziario. È la domanda che la commissione americana, il senatore Chuck Grassley e i deputati britannici Sarah Champion e Alicia Kearns chiedono ora di sciogliere con una verifica congiunta.


Fonte originale: The Telegraph, 13 agosto 2026. Singham, contattato dal quotidiano, non ha risposto alla richiesta di commento; Code Pink non ha replicato e in passato ha definito infondate le accuse.