Orfani di un genitore in vita
Una storia quella di Michele Dell’Arno, professore universitario nel Sol Levante, che ha perso i figli in uno Stato di non diritto. Il Giappone visto da un eccesso di modernità e alta tecnologia, ma dove la gerarchia continua a valere, la coabitazione si distingue sui vincoli di sangue e la famiglia non ha un ruolo basilare.
Dura da mesi la battaglia di Michele Dell’Arno, professore di teoria quantistica presso l’università di Toyohashi in Giappone, un vero attacco alla paternità e i diritti di una genitorialità che in quell’asiatico mondo è solo da una parte: chi se ne va per primo prende tutto. Un caso che si può definire Parental Alienation nipponico.
La storia

Tutto nasce appena sbarca nella terra del Sol Levante per lavoro all’università. Michele era solito acquistare il pane in un piccolo negozio vicino casa. Proprio qui, che una ragazza gli ruba il cuore.
Lui forlinese di nascita, dalla mentalità europea aperta, con un curriculum di master, specializzazioni e corsi di perfezionamento è stato abbagliato da quegli occhi a mandorla che l’hanno incantato.
Non bada al livello culturale e tira dritto dietro ai sentimenti. Dopo un anno si sposano e la vita matrimoniale si allarga con il primo figlio. E poi, ne nascono altri due. Tre il numero perfetto. Ma la
perfezione a volte pregiudica i fatti. C’è qualcosa che nel loro rapporto non funziona, dopo qualche anno. Come lo sperpero dello stipendio. E Michele voleva fare anche il papà, mentre in Giappone
l’uomo arriva a lavorare anche diciassette ore il giorno. La carta di credito consegnata da Michele, come si usa di solito nella gestione domestica alla moglie, segnava rosso. Fu un puro caso chiedergliela, ma necessario. Si doveva assolutamente trovare una casa meno costosa perché senza un budget non si possono affrontare imprevisti. Dopo questa richiesta, non solo cambia il loro rapporto. Ma spariscono tutti quanti, come scompaiono la macchina, oggetti preziosi e tante altre cose di cui lei ne ha fatto
incetta. Il Caso del “Parental Alienation” in Giappone Cercando l’opinione dell’esperto, il professor Saverio Fortunato criminologo clinico ci raggiunge affermando che: Il caso di Michele Dall’Arno non è un isolato episodio di crisi familiare, ma rappresenta un paradigma di conflitto tran sculturale, dove il
diritto e la clinica si scontrano con una prassi sistemica definita “rapimento legale”. Nel profilo giuridico si può parlare di vuoto normativo e la riforma del 2026 “dal punto di vista del diritto comparato, il Giappone è rimasto per decenni un’anomalia tra i paesi del G7. La giurisprudenza giapponese ha storicamente
favorito il genitore che detiene fisicamente il minore al momento della separazione. Questo principio, nato per garantire stabilità al bambino, incentiva, di fatto, la “corsa al rapimento”: il primo che
sottrae i figli ottiene la custodia di fatto. Anche alla presenza di un ordine di visita (Komen Koryu), il sistema manca di strumenti per l’esecuzione forzata. Se il genitore collocatario si oppone, non vi
sono sanzioni penali o pecuniarie efficaci. Nel maggio 2024, il Parlamento giapponese ha approvato l’introduzione dell’affido condiviso, che entrerà in vigore pienamente nel 2026. Questa
riforma mira a scardinare il dogma della custodia esclusiva, ma la sfida resta l’applicazione pratica nei tribunali della famiglia, ancora legati a una visione tradizionale della genitorialità unica. “ Sebbene
nel contesto giapponese la sottrazione domestica non sia sempre perseguita, sotto il profilo della Criminologia Clinica e del diritto internazionale, l’azione della madre configura una forma di violenza
relazionale.” C’è un abuso di diritto? La madre utilizza le lacune del sistema nipponico per esercitare un potere di controllo assoluto, trasformando i figli in “oggetti” del conflitto anziché soggetti di diritto.
Il caso Dall’Arno, sottolinea il professor Fortunato, evidenzia la necessità di una diplomazia giuridica più aggressiva. “Mentre il Giappone transita verso l’affido condiviso prossimamente, la protezione dei minori nati da coppie miste richiede che i trattati internazionali (come la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia) prevalgano sulle prassi locali discriminatorie. A margine mi permetto di dire che l’italiano si scontra non solo con la leggi del Giappone ma anche con cultura e subcultura che lui evidentemente ignora. “
L’iniziativa di Michele (UnfatheredByJapan) non è solo un atto affettivo, ma una precisa strategia di difensiva clinico-legale, nella quale possiamo parlare di alcuni punti che potrebbero essere visti positivamente: preservazione del legame. Mitigazione dell’alienazione, e un supporto psicologico al padre, Michele, di cui oggi più che mai ne ha veramente bisogno. Attualmente non è solo, il consolato in Giappone e lo Stato italiano lo accompagnano, in una campagna solidale.
Ada Cosco