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Oggi pomeriggio presentazione del libro: “Sayyid Qutb il padre dell’Islam politico”

di Luca Monti
giovedì 23 Aprile 2026 · 08:31 · 4 min di lettura
Oggi pomeriggio presentazione del libro: “Sayyid Qutb il padre dell’Islam politico”

Oggi pomeriggio alle 18 e 30 presso la Libreria Testaccio di Piazza Santa Maria Liberatrice 23/26 verrà presentato il libro di Maria Cristina Di Pietro e Mariangela Mutti, pubblicato da Il Piroscafo Edizioni ed intitolato: “Sayyid Qutb il padre dell’Islam politico”. Si tratta di un libro molto attuale, in questo momento storico estremamente e globalmente confuso a livello geopolitico e religioso. E’ interessante quindi affrontare una delle tematiche più spinose nel rapporto tra pensiero occidentale e pensiero islamico, scoprendo la figura di Sayyid Qutb (Musha 9 Ottobre 1906 – Il Cairo 29 Agosto 1966) teorico egiziano contemporaneo considerato uno dei principali ideologi dell’islamismo del XX secolo. Il libro evidenzia come le sue pubblicazioni, in particolare quella intitolata: “Pietre Miliari” e nessun titolo potrebbe essere più appropriato, abbiano fornito la cornice intellettuale per il jihadismo contemporaneo, influenzando organizzazioni come Al Qaeda e l’ISIS attraverso la definizione di concetti come jahiliyya e tawhid. In particolare il termine Jahiliyya (جاهلية), che significa “ignoranza” viene usato nell’Islam, per indicare il periodo preislamico caratterizzato, secondo la visione musulmana, da politeismo, ingiustizia sociale, conflitti tribali e deviazione morale. Si riferisce quindi all’epoca storica precedente la rivelazione del Corano, a Maometto, nel VII secolo, che viene considerata uno stato di ignoranza della verità divina. Nel pensiero islamico moderno, soprattutto, appunto grazie alle opere di Sayyid Qutb, il concetto è stato radicalmente reinterpretato e la jahiliyya, non è più solo un ricordo storico, ma diventa uno stato spirituale e politico ,che può affliggere anche le società musulmane contemporanee, se non si conformano pienamente alla sharia. Secondo Qutb, infatti, qualsiasi sistema governativo basato sulle leggi umane, piuttosto che sulla hakimiyya, la sovranità di Dio, ricade nella jahiliyya rendendo tali società, anche se formalmente musulmane, paragonabili a luoghi dove si sviluppano e prosperano “moderne epoche dell’ignoranza”. Questa reinterpretazione ha avuto un impatto profondo, giustificando critiche radicali ai regimi musulmani ed in alcuni casi, la lotta armata per instaurare uno Stato islamico. Naturalmente e diremmo per fortuna l’Islam come il Cristianesimo, è un vasto arcipelago nel quale convivono diverse anime e quindi le idee di Sayyid Qutb, hanno suscitato numerose critiche sia da parte di studiosi islamici tradizionali, che di pensatori modernisti e liberali. Tra le principali critiche riportiamo quella di Asghar Ali Engineer, che sostiene, che il messaggio coranico mira alla riforma graduale e al dialogo, non alla coercizione o alla rottura totale con la società esistente, che sia islamica od occidentale. Critici come Abul Hasan Ali Nadwi e Khaled Abou El Fadl, ritengono invece, che questa estensione eccessiva del concetto di jahiliyya, sia una distorsione del termine coranico, che non giustifica un giudizio universale e l’esclusione di intere società, non in linea con tale visione integralista. Yusuf Al-Qaradawi, invece, critica la visione di Qutb, che la sovranità, appartiene solo ad Allah, respingendo ogni forma di governo umano, sopratutto le democrazie. A supporto della sua tesi Al-Qaradawi sostiene che la democrazia, se basata su giustizia e responsabilità, può essere compatibile con l’islam, attraverso il principio di ijtihad vale a dire un’interpretazione indipendente. Dove Qutb, vede la sharia, non solo come legge religiosa, ma come un sistema completo ed immutabile per ogni aspetto della vita Muhammad Al-Ghazali e Muhammad Iqbal, obiettano che il Corano, fornisce principi etici, non un modello politico fisso e che l’islam, deve adattarsi al contesto storico attraverso il pensiero creativo. Sebbene Qutb, non inviti esplicitamente ad uccidere civili innocenti la sua retorica rivoluzionaria e l’idea del jihad, come lotta armata contro regimi “apostati” ad esempio quello di Nasser sono state usate per giustificare ribellioni e violenze da parte di gruppi estremisti. Molti studiosi temono, per questo, che il suo pensiero promuova una visione binaria e settaria, tra “veri musulmani” ed “ignoranti”. Ecco quindi che l’importanza e l’attualità di questo libro, che analizza le idee politiche dell’Islam, appaiono in tutta la loro evidenza.

Luca Monti