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Da Cosa Nostra a Cosa Vostra, Mutolo si racconta a quattro mani

In uscita a dicembre il libro nato dal lungo dialogo tra lo psicologo e artista Gilberto Di Benedetto, la curatrice Maria Santamaria e l'ex uomo d'onore diventato collaboratore di giustizia e pittore

di Paolo Miki D'Agostini
lunedì 31 Agosto 2026 · 09:28 · 3 min di lettura

ROMA – Uscirà a dicembre Da Cosa Nostra a Cosa Vostra, il libro costruito su un lungo dialogo con Gaspare Mutolo da Gilberto Di Benedetto, psicologo e psicoterapeuta noto nel mondo dell’arte con lo pseudonimo di Hypnos, e da Maria Santamaria, curatrice del lavoro pittorico di Mutolo.

Mutolo, palermitano, ottantasei anni, è stato per due decenni un uomo di Cosa Nostra, vicino a Rosario Riccobono e autista di Totò Riina. Nel 1991 cominciò a parlare con Giovanni Falcone e proseguì con Paolo Borsellino dopo la strage di Capaci, due interlocutori che nel suo racconto hanno pesato sulla decisione di andare fino in fondo più di qualunque calcolo processuale. In carcere ha trascorso quasi trent’anni.

È da lì che parte il libro, ma non è lì che si ferma. Buona parte del dialogo riguarda quello che è venuto dopo. Gli anni sotto protezione, la vita di un uomo che ha consegnato allo Stato centinaia di nomi e che con quei nomi convive, e soprattutto la pittura. Mutolo ha iniziato a dipingere in carcere, guardando lavorare un compagno di cella, e da allora non ha smesso. Oggi ha una produzione riconosciuta, di stile naif, esposta in mostre e battuta dal mercato.

La doppia firma è la scelta più interessante del volume. Di Benedetto lavora da psicologo e porta Mutolo su un terreno che le cronache giudiziarie di solito non toccano. Che cosa resta della responsabilità quando la pena è finita, che cosa si ricorda davvero e che cosa la memoria riscrive per rendersi sopportabile, se il cambiamento sia un fatto compiuto o una manutenzione quotidiana. Maria Santamaria porta invece la conoscenza ravvicinata dell’opera, avendo seguito da vicino il lavoro del pittore. Dove il primo interroga la biografia, la seconda legge le tele, e il libro tiene i due sguardi separati invece di fonderli, il che gli evita di scivolare nell’agiografia.

Da quelle tele nasce anche una proposta che il volume racconta, quella di destinare le opere a un museo dedicato alla memoria della lotta alla mafia e alle figure di Falcone e Borsellino. Un lascito più che una donazione, nel quale la pittura smetterebbe di essere una biografia privata per diventare materiale civile.

Il titolo tiene insieme le due metà del percorso. Cosa Nostra è il possesso chiuso, la storia che appartiene a pochi e si difende con il silenzio. Cosa Vostra è ciò che di quella storia viene consegnato a chi non c’era. Il passaggio non è automatico, e il libro non lo dà per scontato. È esattamente il punto su cui si gioca.