La Cina ha iniziato la “guerra dell’inchiostro” contro il Giappone, per rivendicare le isole Ryukyu
In questo turbolento momento storico, si sta aprendo un altro focolaio di tensione, tra Cina e Giappone per il possesso delle isole Ryukyu, un arcipelago appartenente al Giappone, ma del quale storicamente e ciclicamente, Pechino rivendica il possesso. Si tratta, per ora, solo di una guerra cosiddetta d’inchiostro e non di armi vere e proprie. Per chi non conoscesse la cultura cinese ed orientale in genere, l’inchiostro, ha sempre rappresentato per quei popoli una sorta di elemento sacro, forse per la sua somiglianza al sangue che scorre sulla carta di riso, usata dai funzionari dell’epoca imperiale, i cosiddetti Mandarini, per portare nei più sperduti luoghi del Paese di Mezzo (中国) come si definisce la Cina, da quando ha acquisito una coscienza nazionale, gli ordini dell’Imperatore. Ecco quindi che una forte propaganda nazionalistica contro un altro Paese, viene definita una “Guerra d’Inchiostro” ( 文字战) ed è questo il caso della controversia sulle isole Ryukyu, riferita il primo maggio scorso, dal portale Intelligence Online, che come dice il nome, si occupa di monitorare situazioni di rischio, secondo i rapporti dei servizi di sicurezza di tutto il mondo. Il portale, segnala che le autorità giapponesi, hanno registrato tra novembre e dicembre 2025 in Cina, una vera e propria impennata di attività definite come accademiche o culturali, come: convegni, pubblicazioni e discussioni online, nelle quali, invece verrebbe fatta propaganda in chiave antinipponica e nazionalistica, per delegittimare la sovranità giapponese sull’arcipelago conteso incentrando la narrazione del Regno di Ryukyu, come entità storicamente indipendente ma tributaria della Cina imperiale, annessa illegalmente dal Giappone nel 1879. Se pur giustificata, dal punto di vista storico, questa propaganda, avrebbe in realtà, secondo gli analisti, un altro scopo, quello di raggiungere ed influenzare la minoranza di abitanti delle isole Ryukyu, appartenente al Movimento Indipendentista Ryukyuano, che ammonterebbe secondo i sondaggi al 5% per aumentare il sentimento anti nazionalista ed antiamericano che lo contraddistingue. Okinawa, la maggiore isola dell’arcipelago, infatti, ospita circa il 70% delle basi militari USA in Giappone ed alimentare un sentimento separatista, tornerebbe molto utile alla Cina. A confermare questa teoria, vi è, poi la quasi contemporaneità dell’impennata di attività revisioniste in Cina, con alcune dichiarazioni di poco precedenti, da parte giapponese, di un possibile coinvolgimento nipponico, in un conflitto tra USA e Cina per Taiwan. Per capire quello che stiamo dicendo basta guardare la posizione delle isole Ryukyu, in rapporto a Cina, Giappone e Taiwan, nella foto di copertina ed a corredo dell’articolo. Ovviamente Pechino, non può permettersi di rivendicare formalmente Okinawa e le isole RyuKyu, come territorio cinese e preferisce rimanere sotto la soglia del conflitto armato, ma esercitando il soft power della propaganda, anche giornalistica, col Global Times, che ad esempio, ha pubblicato un editoriale sul “Perché la ricerca sugli studi Ryukyu è altamente necessaria”. Il governo giapponese, sta monitorando la situazione ed ha classificato queste attività cinesi, come Foreign Information Manipulation and Interference (Manipolazione dell’Informazione ed Interferenza Straniera). Insomma la “Guerra d’Inchiostro” preoccupa in quanto possibile preludio di un conflitto armato vero e proprio.
Luca Monti