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I negozi di prossimità sono il vero presidio del Sense of Italy

di redazione
giovedì 18 Giugno 2026 · 01:15 · 3 min di lettura
Felloni - Federazione Moda Italia - Conf Commercio

“Senza commercio non c’è filiera e senza filiera non c’è Sense of Italy. È il momento di agire insieme”

Felloni (Federazione Moda Italia-Confcommercio)

FIRENZE — C’è un’Italia della moda che non sfila in passerella ma alza la saracinesca ogni mattina nelle vie dei nostri centri storici. È quella dei negozi di prossimità, le botteghe di vicinato che fanno la differenza tra una città viva e una vetrina spenta. Ed è proprio per loro che, da Pitti Uomo, è partito un appello destinato a far discutere: produttori, commercianti e istituzioni tornino a “fare sistema”, prima che sia troppo tardi.

A lanciarlo è stata Federazione Moda Italia-Confcommercio, che ieri ha riunito a Firenze industria, distribuzione e politica intorno a un titolo che è già un programma: “Nuovi equilibri tra produzione e negozi di moda: strategie per un futuro sostenibile”. Sul tavolo, una posta in gioco alta: come tenere in piedi un comparto stretto tra la crisi dei consumi e una concorrenza globale che non fa sconti.

Il cuore del messaggio sta in una frase del presidente della Federazione, Giulio Felloni. “I negozi di prossimità rappresentano un presidio economico, sociale e culturale indispensabile per la vitalità e la sicurezza delle nostre città — ha detto —. Difenderli significa tutelare il Sense of Italy“. Tradotto: dietro ogni vetrina che chiude non si perde solo un’attività, ma un pezzo di identità nazionale. Da qui l’idea, ambiziosa, di portare la battaglia su scala europea con un progetto dedicato al fashion retail.

Il peso istituzionale dell’incontro non è passato inosservato. Hanno fatto arrivare il loro messaggio il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Dopo il benvenuto dell’amministratore delegato di Pitti Immagine, Ivano Cauli, si sono alternati al microfono l’onorevole Fabio Pietrella, della Commissione Attività Produttive della Camera e consigliere del ministro Urso, e Pierre Talamon, presidente della Fédération Nationale de l’Habillement, segno che la partita si gioca anche oltreconfine. A portare la voce della manifattura, tre nomi del Made in Italy: Marco Angeloni, ceo di Raffaele Caruso, Annalisa Calabrese, amministratore di Incra SRL-Calabrese 1924, e Angelo Fumarola, direttore strategico di I.co.man 2000-BerWich.

E le proposte concrete?

La Federazione ha salutato come una svolta l’avvio del gruppo di lavoro sul retail nell’ambito del Tavolo della Moda al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Sul piatto, un pacchetto di misure pensate per riaccendere i consumi: un bonus moda per spingere gli acquisti nei negozi di vicinato, il taglio dell’Iva, un credito d’imposta su affitti commerciali e magazzini invenduti, più formazione per chi sta dietro al bancone e, perché no, una Giornata della Moda Italiana tutta da inventare.

Felloni chiude con un affondo che suona quasi come un avvertimento. “Pitti Uomo è uno dei pochi luoghi in cui produttori e dettaglianti possono ancora confrontarsi direttamente. Oggi più che mai abbiamo bisogno di una politica di coesione, innovazione e rispetto reciproco. Solo attraverso un patto di lealtà tra chi produce e chi vende potremo affrontare le sfide di un mercato sempre più competitivo, garantendo un futuro alla moda italiana e alle comunità che il nostro settore contribuisce ogni giorno a far vivere”.