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“Disuguaglianze ed equità in Europa”

di Luca Monti
domenica 24 Maggio 2026 · 17:17 · 3 min di lettura
“Disuguaglianze ed equità in Europa”

Il libro che recensiamo oggi, non è una novità editoriale, in quanto risalente all’ormai lontano 1993 ma resta di stretta attualità, anzi, forse, risulta oggi ancora più attuale di quando venne pubblicato. Stiamo parlando, infatti, di un volume, intitolato: “Disuguaglianze ed equità in Europa” edito da Laterza, una raccolta di saggi sull’argomento, scritti da vari autori, non solo italiani, curata da Luciano Gallino. E’ innegabile, che il titolo, come detto, sia davvero attuale oggi, in un’Europa, che sta conoscendo, forse, la più grave crisi economica della sua storia. L’approccio dell’opera, pur corredata di tabelle statistiche, ovviamente riferite ed aggiornate al periodo di pubblicazione, è di taglio filosofico, come dimostra la breve recensione di Norberto Bobbio:

“Tutti gli uomini hanno due occhi, ma ognuno ha due occhi diversi da quelli di ogni altro. Tutti gli uomini parlano, ma vi sono migliaia di lingue diverse nel mondo. Per fare l’esempio più trito e ritrito: tutti gli uomini muoiono, ma ognuno muore a suo modo. Così possono chiamarsi egualitari coloro che, pur sapendo che gli uomini sono tanto eguali quanto diversi, danno importanza più a quello che li unisce, che a quello che li divide. Chiamo inegualitari coloro che, pur partendo dalla stessa constatazione, mettono l’accento più su quello che rende dissimili singoli uomini che su quello che li accomuna. Il preferire l’eguaglianza, alla diversità è una scelta morale che affonda le proprie radici in situazioni storiche, familiari, culturali, di cui non è facile offrire spiegazioni persuasive.”

Questo approccio, ci convince fino ad un certo punto, perchè lo troviamo figlio, in qualche modo di una netta divisione tra due modi di intendere il mondo dal punto di vista economico. Si ha quasi l’impressione che il libro voglia dirci che la colpa delle disuguaglianze, è data dal cosiddetto capitalismo, considerato a prescindere come inegualitario. Tuttavia, a nostro avviso, questa è una semplificazione estrema del problema basata come spesso accade su due antitesi, in questo caso l’egualitarismo e l’inegualitarismo. In realtà il mondo non è in bianco e nero, ma in una miriade di colori ed in questo senso l’egualitarismo risulta sconfitto, sul piano filosofico e su quello pratico. Il problema delle disuguaglianze, quindi, non sta in un unico fattore, ma nella mancata comprensione che, anche il capitalismo, ha molteplici sfaccettature, alcune delle quali sono positive ed altre negative. Quello che Marx, non aveva capito, o forse fingeva di non capire, è che senza capitale, inteso come lavoro individuale o collettivo, non si può vivere mentre diventa nocivo se non addirittura tossico e mortale il capitalismo attuale, basato su carta straccia e mancanza cronica di lavoro, fenomeni creati ad arte, dai soliti noti, pochi individui, che non stiamo neanche a citare, tanto i loro nomi girano ovunque. La rivoluzione industriale per intendersi, non ha distrutto il lavoro, lo ha semplicemente modificato ed in parte anche migliorato nelle condizioni e nella produttività. Il problema nasce con la cartolarizzazione dell’economia industriale, quando i proprietari delle aziende iniziano, legittimamente peraltro, a trasformare le loro industrie in società per azioni ricavando più capitale rispetto alla produzione, senza fare nessuno sforzo. Da qui, inizia la perdita di valore, del lavoro umano e la progressiva deindustrializzazione europea, che stiamo vivendo, essa sì portatrice di enormi diseguaglianze. E purtroppo con la digitalizzazione e lo smart working, termine orribile e completamente falso, in quanto non vi è niente di intelligente nel lavorare da casa, che sono l’evoluzione della cartolarizzazione andrà ancora peggio e l’uomo verrà progressivamente sostituito dalle macchine e per sopravvivere dovrà accontentarsi di un reddito più o meno di inclusività, uguale per tutti. A quel punto, probabilmente, si sarà realizzato l’egualitarismo, ma si sarà perso l’uomo.

Luca Monti