Il caro-carburanti non si cura con i bonus
Una nuova “lotteria dei bonus” non è una soluzione
ROMA – I prezzi alla pompa schizzano verso l’alto e la risposta della politica si sta orientando verso gli aiuti alle fasce più deboli . Dietro l’apparente solidarietà si nasconde l’incapacità di pensare soluzioni che non lascino fuori dalla porta la classe media, quei milioni di cittadini che pagano le tasse ma che spesso non ricevono una contropartita quando i beni essenziali diventano inaccessibili.
La benzina non distingue redditi. Pendolari, partite Iva, famiglie e piccole imprese pagano lo stesso identico prezzo al litro. Scegliere di aiutare solo chi sta sotto una certa soglia significa condannare al sacrificio chi si ritrova troppo “ricco” per i sussidi, ma non abbastanza per assorbire senza danni il costo del trasporto. È un copione già visto, il ceto medio sostiene fiscalmente il paese, ma resta solo quando ha bisogno di garanzie.
Legittimare una nuova “lotteria dei bonus” motivata dall”emergenza carburanti, non è una soluzione, è una scorciatoia pericolosa che non abbassa il prezzo, non frena la speculazione e non regola il mercato. Quello che serve in una contesto come questo non è un contributo assistenziale, è un intervento strutturale sull’intera filiera energetica.
In Italia siamo già dotati del meccanismo delle accise mobili, che consente di ridurre le accise utilizzando le maggiori entrate IVA derivanti dall’aumento del prezzo dei carburanti. A riguardo si è espresso il Codacons che ritiene necessario rinforzare tale strumento affiancandolo da un meccanismo di prelievo sugli extraprofitti «Servono misure universali: quando i prezzi esplodono, lo Stato deve intervenire per tutti gli automobilisti, finanziando gli interventi anche attraverso chi da quelle stesse fiammate dei prezzi ricava maggiori profitti»
Il Paese ha bisogno di meno promesse e più struttura.