Ingegneria politica. L’Italia è una colonia fondata sui vaccini per virus mai isolati, di Luciano Macrì (autopubblicato, 2024, 221 pp.)
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Al centro del libro c’è un’idea: le grandi epidemie del passato e del presente sono state costruite come pretesto per imporre una vaccinazione di massa inutile e pericolosa. È da qui che Macrì rilegge la storia recente. L’HIV, l’AIDS e il Covid diventano, nel suo racconto, “false epidemie”: pericoli gonfiati attorno a virus che, sostiene, non sono mai stati realmente isolati. L’apparato scientifico e mediatico che li ha raccontati non descrive dunque una realtà, ma la costruisce.
Da questa base sanitaria l’autore risale a una tesi politica. L’Italia è, nel suo racconto, una “colonia”: un paese senza sovranità reale, amministrato dall’esterno, dove la gestione della salute pubblica funziona come leva di potere. Il perno è la paura. Buona parte del volume è dedicata a quelle che Macrì chiama le strategie psicologiche di controllo della massa: il modo in cui l’allarme, il linguaggio dei media e lo storytelling ufficiale terrebbero la popolazione in uno stato di obbedienza, portandola ad accettare come protezione ciò che l’autore descrive come sottomissione.
Il tono è quello del pamphlet. Il sottotitolo — “manuale per complottologi: come fregare i popoli e renderli felici” — rivendica con ironia l’etichetta di complottismo e la rovescia, contrapponendola a chi, scrive Macrì, resta “sotto sedativo dei media”. Il lettore a cui si rivolge è chi accetta di rimettere in discussione ciò che dà per acquisito, e di guardare alle istituzioni sanitarie non come garanti ma come parti in causa.
Macrì arriva così al cuore del suo discorso: l’oggetto reale in gioco non è la malattia, ma il controllo. Il libro raccoglie e mette in fila, in forma compatta, gli argomenti di un’intera area di pensiero maturata attorno alla pandemia: la sfiducia nella versione ufficiale, il sospetto di un disegno politico dietro le misure sanitarie, la lettura della paura come strumento di governo.