“Karate Jutsu la Via prima della Via ritorno alle origini dell’Autodifesa” di Marco Soggiu
Marco Soggiu, nel suo libro “Karate Jutsu la Via prima della Via Ritorno alle origini dell’Autodifesa” svolge un’opera meritoria, quella di riaffermare, in un momento storico sociale, molto pericoloso, come quello attuale caratterizzato da una violenza diffusa, l’importanza della prevenzione dello scontro, anche se si è esperti in Arti Marziali, in questo caso il Karate. Questo assunto, era, una sorta di Mantra, che accoglieva alle prime lezioni, tutti i ragazzi che si iscrivevano in palestra, tra gli anni ’70 ed ’80 magari influenzati e gasati dai vari film di Bruce Lee prima e Rocky, poi. Occorre, infatti, ricordare, che in un Dojo, esistono regole e rispetto, mentre nella strada, vale tutto ed il contrario di tutto e la conoscenza tecnica passa decisamente in secondo piano, rispetto alla cattiveria e alla determinazione di aggressori, che spesso non hanno nulla da perdere e per i quali la loro vita e quella degli altri, non hanno alcun valore. Purtroppo oggi, molti marzialisti, solo per il fatto di essere tali, minimizzano questo aspetto e mettono a rischio la loro incolumità, magari per un diverbio stradale, o altri futili motivi, quando potrebbero evitarsi guai e danni, semplicemente evitando lo scontro. Ecco quindi che Marco Soggiu, ci ricorda questo piccolo grande accorgimento di buon senso dicendo:
“ll Karate, non ti serve quando ti insultano, in quei casi respira, gira i tacchi e vattene. Non ti serve in una lite al semaforo, metti la prima e vai. Non ti serve quando qualcuno ti provoca per strada, fai funzionare la testa e non l’ego. Ma se sei aggredito davvero, se qualcuno ti mette le mani addosso, se non hai vie di fuga… allora sì: il Karate, deve servirti. E deve farlo nel rispetto della legge, che parla chiaro: proporzionalità, necessità, legittima difesa reale, non immaginaria. Il Karate sportivo non ti salverà.
Non sarà l’Uramawashi a tirarti fuori dai guai. Non sarà la regola che non puoi essere trattenuto per più di qualche secondo a proteggerti, quando verrai strattonato, trascinato, sbilanciato. Nè sarà il Bunkai da gara, perfetto ma completamente scollegato dalla realtà. Neanche il Karate tradizionale ti salverà.
Non sarà il Kumite dichiarato a metterti in sicurezza. Nè il Kata, il combattimento contro avversari immaginari. Nè tantomeno la perfezione tecnica: il linguaggio del caos non è quello del Tatami.
Quando la situazione si fa sporca, veloce, cattiva… ti salvano solo quelle tecniche che sono fuori dal regolamento… Come:
Il Fumikomi che spezza l’avanzata.
Il Mawashi Gedan che taglia le gambe.
Il Mikazuki Geri sul ginocchio.
Il Kin Geri che ferma chiunque.
Il Nukite agli occhi.
Il Kagi Tsuki alle orecchie.
E tutto ciò che il corpo ha imparato a fare con mente lucida quando il pericolo è reale.
Il problema? La maggior parte dei praticanti non ha mai allenato, o quasi, nulla di tutto questo.
E allora il Karate, quello vero, quello che nasce per proteggere… dov’è finito?”
Con questa domanda il libro, entra in una seconda fase, quella della critica agli Istruttori, a nostro avviso molto importante, perchè, se gli allievi, hanno perso questo fondamentale insegnamento basico dell’autodifesa, la colpa non è della loro naturale, spesso giovanile e quindi comprensibile esuberanza che tende a renderli propensi allo scontro, ma proprio dei loro insegnanti che non hanno saputo recepirla nella loro esperienza e dunque tantomeno trasmetterla ai loro allievi. Ben venga quindi questo libro che ci auguriamo possa aprire un dibattito tra gli addetti ai lavori ed essere magari propedeutico, per un ritorno massiccio a questa sana filosofia di approccio alle Arti Marziali.
Luca Monti