mercoledì, 20 maggio 2026


Si è concluso a Tianjin, in Cina, il vertice dei Paesi aderenti alla SCO (acronimo di Shanghai Cooperation Organization) vale a dire Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Si è trattato di un evento importante in chiave geopolitica, in quanto permette di capire come stiano cambiando gli equilibri globali. Innanzitutto, è bene ricordare la crescita esponenziale, sia in numero di paesi aderenti, sia di accordi bilaterali, di questa organizzazione intergovernativa sovranazionale, fondata il 26 aprile 1996 come una sorta di mini NATO con la firma del Trattato per il rafforzamento dell’appoggio militare nelle regioni di confine da parte dei capi di Stato di Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Tagikistan e Russia. Fin qui, niente di particolarmente eclatante, visto che Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, erano e sono comunque entità statuali proveniente dall’ex Unione Sovietica e quindi un trattato del genere aveva il sapore di un patto di non aggressione tra Cina e Russia, esteso alle tre Repubbliche, appunto ex sovietiche, alle quali il 15 giugno 2001 se ne aggiunse una quarta: l’Uzbekistan. La SCO rimane ferma a questa formula 5 + 1 per un lungo periodo, ben sedici anni, fino al 9 giugno 2017 quando si verifica un primo sviluppo importante dell’organizzazione con l’ingresso nella stessa di India e Pakistan. Si tratta di una vera e propria svolta, perchè entrano nella stessa organizzazione di difesa reciproca militare due nazioni da decenni dichiaratamente rivali nonchè entrambe potenze nucleari. Ci sembra di ricordare tuttavia, che all’epoca, ormai, quasi un decennio fa, questo particolare, pur rilevante sullo scacchiere geopolitico, non abbia avuto rilievo mediatico, o politico in Occidente, permettendo così un’ulteriore accelerata alla SCO, con l’adesione, anche dell’Iran, il 4 luglio 2023 e chissà se la data scelta non sia uno schiaffo simbolico agli Stati uniti, che proprio il 4 Luglio, festeggiano l’Independence Day. Insomma, in soli sei anni, nella SCO sono entrati tre Paesi, molto potenti e non proprio favorevoli all’Occidente, ai quali l’anno scorso, sempre il 4 Luglio, si è unita, anche la Bielorussia, altra entità post sovietica, ma confinante con l’Ucraina ed in tensione militare, anche se non ufficialmente in guerra, con la stessa. Se a questo aggiungiamo la presenza, al vertice di Tianjin, di ben diciassette altri Paesi, in qualità di osservatori, o in predicato di diventarlo: Afghanistan, Arabia Saudita, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Cambogia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Laos, Maldive, Mongolia, Myanmar, Nepal, Sri Lanka, Turchia e Qatar, ecco che le cose cambiano radicalmente, perchè la SCO attuale, non coinvolge più solo pochi Paesi confinanti tra loro come all’inizio, ma ormai praticamente tutta l’Asia e buona parte dei Paesi Arabi e si è evoluta, anche nella modalità, passando da semplice patto di non belligeranza tra gli aderenti, ad una vera e propria organizzazione intergovernativa sovranazionale, sul modello dell’Unione Europea, con grossi accordi economici, oltre che militari. La cosa che salta all’occhio, è lo sviluppo incredibile della SCO rispetto ai BRICS i cui Paesi leader sono sempre Russia, India e Cina, con l’aggiunta di Brasile e Sudafrica. Le due organizzazioni hanno in realtà diversi Paesi in comune, oltre a Russia, India e Cina, ma I BRICS rappresentano più l’anima Brasiliana e Sudafricana, con le loro relazioni nei rispettivi continenti, tradottesi in adesioni o richieste di adesione. Questa specie di sovrapposizione fa ipotizzare la possibilità di una manovra a tenaglia, da parte del nuovo blocco di potere globale, modulata sugli Stati Uniti con i BRICS e sull’Unione Europea con la SCO. In ogni caso, sarebbe un grave errore dell’Occidente il considerare la danza comune tra il Dragone (la Cina) e l’Elefante (l’India) evocata ed auspicata, da Xi Jinping, nel vertice da lui presieduto a Tianjin, come una semplice espressione coreografica, perchè va considerato anche l’Orso (la Russia), che non è certo stata a guardare, ma ha ballato a sua volta, pare con la stipula di un accordo per l’apertura, in India, di una fabbrica per la realizzazione dei suoi aerei militari da caccia di quinta generazione, con la promessa di dotare degli stessi anche l’aeronautica indiana, che ha necessità di ammodernare la propria flotta di velivoli. Insomma in Oriente, si stanno muovendo in modo rapido sul fronte della collaborazione militare ed economica fra quelle ormai sono delle superpotenze, mentre in Occidente, soprattutto in Europa, la classe dirigente continua con la politica suicida della green economy che sta affossando le economie continentali, dietro ad un progetto utopistico ed irrealizzabile come quello della mobilità completamente elettrica entro il 2035. Peccato che se le cose continuano ad andare così nel 2035 le economie BRICS e SCO avranno mangiato tutte quelle europee e forse buona parte anche di quella statunitense. A dare l’allarme in tal senso, è il Sole 24Ore che ha elaborato alcuni dati economici forniti dal Fondo Monetario Internazionale. Per quanto riguarda il PIL delle quattro principali organizzazioni economiche mondiali, vale a dire NATO, Unione Europea, BRICS e SCO ecco i risultati del 2023 in attesa dei dati aggiornati:

NATO 52Mila445 Miliardi di Dollari

BRICS 29Mila352 Miliardi di Dollari

SCO 25Mila142 Miliardi di Dollari

Unione Europea 18Mila609 Miliardi di Dollari.

Insomma l’Europa, è, di gran lunga e con distacco, l’ultima fra le economie mondiali e forse i vari “tecnici” che ci sono stati (quasi) imposti al Governo, almeno in Italia, negli ultimi decenni, così tanto bravi e capaci non erano, se questi sono i risultati ottenuti.

Luca Monti





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