Il 12 marzo il Parlamento Europeo ha approvato il decreto sulle case green cosa cambia per gli Italiani?

8 Luglio 2024 pubblicato in Economia


Ieri l’altro la seduta plenaria del Parlamento Europeo, ha approvato la direttiva sulle case green, che si pone l’obiettivo delle emissioni zero per tutti gli immobili dell’Unione europea, entro il 2050. La direttiva è stata approvata con 370 voti favorevoli, 199 contrari e 46 astenuti. Per quanta riguarda la posizione dei partiti italiani, la maggioranza di governo ha votato contro, con Forza Italia, Fdi e Lega, che hanno infatti votato compatti “no” alla direttiva, mentre a favore della stessa, hanno votato Pd, M5S, Avs e Iv. Particolarmente rumorosa è stata la protesta dei rappresentanti leghisti. Al momento dell’approvazione infatti, l’Eurodeputato della Lega, Angelo Ciocca, ha inscenato una protesta con un fischietto da arbitro il cui suono è rimbalzato nell’Aula per diversi secondi, tanto che la presidente di turno, ha chiesto a Ciocca di allontanarsi definendo “deplorevole e senza precedenti” il suo gesto. La direttiva, andrà ora confermata anche dai singoli Stati membri a livello ministeriale, prima di essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale Ue ed entrare in vigore entro i successivi venti giorni.

Ma cosa prevede questa direttiva approvata il 12 marzo scorso?

Sostanzialmente la direttiva stabilisce un percorso per portare ad emissioni zero tutti gli immobili europei entro il 2050. Ovviamente vi sono degli steps da rispettare, ad esempio: dal 2028 tutti gli edifici pubblici dovranno essere costruiti con tecnologie e/o materiali che li rendano ad emissioni zero ed almeno il 16% degli stessi, tra quelli con le peggiori prestazioni andrà ristrutturato entro il 2030 ed il 26% entro il 2033. Per gli edifici residenziali, il limite per questa trasformazione è, invece fissato dal 2030 e si applicherà un obiettivo di riduzione del consumo energetico del 16% appunto dal 2030 e del 20-22% entro il 2035. Per garantire flessibilità ai governi, le misure di ristrutturazione adottate dal 2020 saranno conteggiate ai fini dell’obiettivo e gli Stati potranno scegliere di applicare esenzioni per gli edifici storici, per gli edifici agricoli, per scopi militari e per quelli utilizzati solo temporaneamente. Una volta entrata in vigore la direttiva, i Ventisette Paesi dell’Unione, avranno due anni di tempo per adeguarsi, presentando a Bruxelles un piano nazionale di ristrutturazione, vale a dire una tabella di marcia per indicare la via che intendono seguire per centrare gli obiettivi.

Nel dettaglio quali sono le nuove regole:

Come detto, per le nuove costruzioni, dal 2030 scatterà l’obbligo di essere costruite ad emissioni zero mentre per le ristrutturazioni si dovrà, entro il 2035 ridurre il consumo energetico delle case del 20-22%. Per fare questo occorrerà eseguire interventi Che riguardano il cappotto termico, la sostituzione degli infissi, l’installazione di nuove caldaie a condensazione e di pannelli solari. Per questi ultimi, l’obbligo di installarli riguarderà, solamente i nuovi edifici pubblici e sarà progressivo, dal 2026 al 2030. ma gli Stati, dovranno attuare strategie, politiche e misure nazionali per dotare di impianti solari, anche gli edifici residenziali. Un punto importante riguarda le caldaie a gas, che dovranno essere eliminate entro il 2040 insieme a tutte le altre a combustibili fossili, mentre dal 2025 dovranno aboliti tutti i sussidi in essere per tali caldaie, che verranno sostituiti da incentivi per incoraggiare il passaggio a sistemi di riscaldamento e raffreddamento alimentati da energie rinnovabili.

Gli investimenti per realizzare gli obiettivi di questa direttiva sono stimati in 275 miliardi di Euro annui

La Commissione europea ha stimato che entro il 2030 saranno necessari 275 miliardi di euro di investimenti annui per la svolta energetica del patrimonio immobiliare, vale a dire circa 152 miliardi di euro all’anno in più rispetto alle risorse attuali. per questi investimenti extra, non sono previsti finanziamenti dedicati, ma i Paesi potranno attingere ai fondi Ue per sostenere la svolta, quali: il Fondo sociale per il clima, il Recovery fund e i Fondi di sviluppo regionale.

Luca Monti






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